Giornata internazionale dell’infermiere: la testimonianza di Sara, infermiera in prima linea contro il Covid

Nel 2020 si celebra l’Anno Mondiale dell’infermiere, e il 12 maggio rappresenta una giornata di particolare rilevanza in questo anno di celebrazioni, in quanto coincide con la Giornata internazionale dell’infermiere e il bicentenario della nascita di Florence Nightingale, madre dell’infermieristica moderna.

In questa giornata così importante, vogliamo celebrare la fatica e l’impegno vissuti da tantissimi infermieri negli ultimi mesi. Hanno dimostrato forza e umanità che vogliamo raccontare dando voce proprio ad un’infermiera: Sara Dematteis, Presidente LIFC Valle d’Aosta e Donatrice di sangue FIDAS.

Siamo convinti che, come ha dichiarato l’OMS in occasione della Giornata Mondiale della Salute: “Un investimento negli infermieri è un investimento nella salute di tutti”.

Sono una coordinatrice infermieristica di un reparto dell’ospedale Parini di Aosta  diventato reparto Covid il 12 marzo 2020.
Mi hanno diagnosticato il Covid-19 il 22 marzo, dopo 10 giorni da quella data.

La mia vita frenetica è diventata surreale. Ho imparato a vivere stando in un letto.

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Sara Dematteis, infermiera e donatrice FIDAS

Sdraiata o seduta.
Ho imparato a vivere in isolamento nella mia casa, mio marito mi consegnava cibo e medicine sulla porta.
Ho imparato con pazienza a superare i sintomi che il virus ha espresso su di me, come la febbre durata 72 ore, la cefalea e l’assenza del gusto, come la stanchezza immensa durata 18 giorni e il dolore a fitte al torace, durato 21 giorni.

 

Ora sto migliorando ma è stata lunga, ho avuto paura, certo, di questa infezione si conosce ancora poco.

La mia famiglia sta bene, mio marito abita altrove, i miei genitori, suoceri, sorella e familiari sono residenti fuori regione.

Ho fatto un lungo viaggio dentro di me in queste settimane, traducendo in scritti le mie emozioni e i vissuti, dolori e gioia stando vicino a chi amo nei modi consentiti: Internet, telefonate, video, mail…

Ha condiviso il tempo con me solo Lapo, il nostro cane Labrador.  Ho continuato a lavorare da casa, per quanto possibile, per i reparti Covid ospedalieri, condividendo la lotta al virus… La lunga lotta…

C’è stato un tempo in cui ognuno era confinato nella propria casa per limitare la diffusione del COVID-19, in cui si usciva solo con guanti e mascherina… Per poche ragioni consentite dalla legge e i contatti sociali e gli abbracci erano pericolosi perché si rischiava di infettarsi con il virus e gli operatori sanitari erano i soli autorizzati ad avere contatti con i pazienti… Hanno dato tutto nel curarli, tanti di loro sono morti.

Dopo questa pandemia, spero che tutto il mondo possa imparare ad uscire dai propri egoismi, a tendere mani, a capire che… “Solo ciò che doniamo agli altri, rimane davvero nostro per sempre”.

Abbiate cura di vivere… E del nostro mondo… 

Sara Dematteis,
Presidente LIFC Valle d’Aosta e Donatrice di sangue FIDAS

 

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