#IOLEGGOPERCHÉ: se la promozione del dono passa anche per le pagine dei libri

Dallo scorso sabato è iniziata la fase attiva dell’evento #ioleggoperché, un evento nazionale volto alla promozione della lettura tra i banchi di scuola. Di cosa stiamo parlando?

Parliamo di 15.000 scuole in tutta Italia che negli scorsi mesi si sono gemellate con 2.400 librerie con lo scopo di regalare ai propri studenti delle biblioteche scolastiche per poter coltivare la passione per la lettura. Una passione e un interesse che è sempre più urgente coltivare.

Gli ultimi dati ISTAT parlano di un’Italia in cui si legge, ma non troppo, o meglio: a partire dal 2010 si è iniziata a registrare una sempre minore propensione alla lettura, come si può notare nella figura 1. Si stima che nel 2017 solo il 41,0%  della popolazione abbia letto almeno un libro per motivi non professionali (circa 23 milioni e mezzo). Si registra dunque un leggero incremento nel numero dei lettori rispetto al 2016, eppure siamo ancora ben 6 punti percentuali in meno rispetto a quanto si leggeva nel 2010.1 (Fonte dei dati: La produzione e la lettura di libri in Italia, ISTAT, 27 dicembre 2018)

istat figura 1

Per provare a costruire un futuro in cui la passione per la lettura possa coinvolgere molto più del 41% della popolazione, #ioleggoperché ormai da 5 anni porta nelle scuole libri capaci di far sognare bambini e ragazzi di tutte le età.

Non possiamo non cogliere l’occasione per presentare alcuni libri che affrontano il tema del dono affinché un evento come #ioleggoperchè possa avere il duplice obiettivo di promuovere non solo la lettura ma anche il gesto gratuito del dono del sangue e degli emocomponenti. C’è chi inizia a donare grazie all’invito di un familiare, di un amico, o del proprio partner. C’è chi accetta per la prima volta l’invito al dono dopo esser stato ad un evento in cui ha conosciuto alcuni volontari che ne parlavano. E se qualcuno dei giovani lettori iniziasse a donare grazie ad un libro? Ecco allora la nostra lista di consigli-non richiesti di lettura.

Consiglio non richiesto numero 1. Zero positivo. Di Cristina Marginean Cocis. Editore Gaspari. Anno 2016

zero positivoLa storia racchiusa tra queste pagine è l’autobiografia di Cristina Marginean Cocis, una signora che come tante sperimenta sulla propria pelle l’importanza del dono del sangue. Cristina scopre di avere una forma di leucemia molto aggressiva mentre è incinta del suo secondo figlio, da subito i dottori le prospettano poche speranze di vita, per lei e per il bambino. Saranno necessarie molte trasfusioni di sangue per poter tornare a celebrare la vita e dimostrare alla statistica che non sempre ha ragione lei. Cristina è stata presente in occasione del 61° Congresso provinciale dei donatori di sangue AFDS FIDAS di Udine, svoltosi a Martignacco il 15 settembre 2019. Dell’AFDS FIDAS e di quanto sia stato importante per lei poter contare sulle trasfusioni di sangue scrive anche tra le pagine del suo libro “Zero positivo”.

Dalla quarta di copertina:

La giovane donna di questo romanzo autobiografico, trova la forza di combattere in nome della vita che porta in grembo. Viene aiutata dal riemergere dei ricordi di un padre molto amato e che, durante la dittatura di Ceausescu, aveva saputo proteggere la propria famiglia dalle violenze e dai soprusi. È un percorso che piano piano cresce in intensità, energia e luce; un messaggio che acquista man mano sempre maggior potenza fino a divenire un liberatorio inno alla vita.

 

Consiglio non richiesto numero 2. Il dono nelle donazioni. Una prospettiva bioetica. Di Giovanni Spitale, con prefazione di Erri De Luca. Edizione Il Poligrafo. Anno 2015

Il dono nelle donazioni. Una prospettiva bioetica.Sono molteplici le questioni etiche che ruotano intorno alla donazione di sangue, di organi e tessuti. Tra i più dibattuti temi la questione riguardante l’accertamento della morte per l’autorizzazione all’espianto degli organi. Temi delicati di cui però è quanto mai urgente parlare per confrontarsi e formarsi. In questo il testo “Il dono nelle donazioni” può aiutare a far luce. Gli aspetti normativi legati alla donazione di sangue e di organi sono presentati in maniera chiara, la loro evoluzione nel tempo viene contestualizzata nel periodo storico e sociale per aiutare a meglio comprenderne l’importanza.

Dalla quarta di copertina:

Nel 1443 il Beato Angelico dipinge la Guarigione del Diacono Giustiniano. Il soggetto è un bizzarro miracolo raccontato dalla Legenda Aurea: i fantasmi dei santi Cosma e Damiano, due medici siriani morti nel III secolo dopo Cristo, curano un diacono romano, colpito da non meglio precisate ulcere a una gamba; la terapia consiste nella sostituzione dell’arto malato con quello di un etiope morto da poco. È la prima volta che l’idea del trapianto, seppur in forma mitica, fa capolino nella cultura occidentale. Il trapianto di organi, tessuti e cellule rappresenta oggi una soluzione efficace per una vasta serie di patologie, dalle insufficienze organiche alle malattie ematologiche. Si tratta però di una pratica medica impossibile da realizzare senza un donatore, una persona che offra una parte di sé a beneficio di qualcun altro. È proprio l’inevitabile necessità del dono a rendere questo specifico campo della medicina così interessante da un punto di vista bioetico: ne sorgono questioni legate al modo in cui concepiamo noi stessi, il nostro corpo, il morire, l’idea di sacrificio connessa con le donazioni da vivente. Uno spettro di questioni straordinariamente variegato, che qui, per la prima volta, si affronta con un approccio multidisciplinare, valutandone gli aspetti medico-scientifici, storici, giuridici, etico-morali e filosofici. Una finestra aperta sul mondo del dono, attraverso la quale chiunque, dal bioeticista all’appassionato, dallo studente al volontario, può gettare uno sguardo e iniziare a costruirsi una propria idea.

Consiglio non richiesto numero 3. Nato per non correre. Di Salvo Anzaldi. Editore Casa Sirio. Anno 2019

nato per non correre Un altro testo autobiografico, ci avvicina in questo caso alla vita di Salvo Anzaldi, giornalista per testate nazionali e locali. Salvo è anche maratoneta nonostante i molti divieti che gli sono stati imposti fin da quando era un bambino. Salvo, infatti, è anche affetto da emofilia, una malattia di origine genetica con la quale è nato, e che costringe chi ne è affetto a dover prestare molta attenzione ai comportamenti adottati al fine di evitare possibili lesioni: anche una piccola ferita, per i pazienti emofiliaci, può rappresentare un serio pericolo. Nella sua biografia Salvo ci racconta la sua esperienza, affrontando anche il tema trasfusioni, ma soprattutto lanciando un messaggio di speranza per i bimbi emofiliaci e i loro genitori.

Dalla quarta di copertina:

È possibile correre i 42 km della Maratona di New York con un ginocchio in titanio e una malattia considerata sinonimo di immobilità? Sì, e ce lo ha dimostrato Salvo Anzaldi, il 1 novembre 2015. Salvo è un giornalista, un appassionato di calcio e un fan sfegatato di Bruce Springsteen. Ma soprattutto Salvo è emofilico. Questo vuol dire che anche la caduta più banale può avere conseguenze molto serie: i versamenti delle articolazioni portano le cartilagini a consumarsi e le ossa a modificarsi, e mentre il dolore aumenta le possibilità di movimento diminuiscono. La cosa migliore, per Salvo, sarebbe stata vivere una vita al riparo da ogni possibile trauma. Quella che racconta in questo libro, però, è una storia diversa, la storia di una persona che non ha mai voluto rinunciare a nulla, neanche a una singola, devastante partita di calcetto, a un viaggio dall’altra parte del mondo o, perché no, a essere il primo emofilico a correre la maratona più famosa al mondo. Una corsa per dimostrare a se stesso e a ogni singolo emofilico che nessuna sfida è troppo grande da non poter essere affrontata e che, se ci credi, puoi arrivare dove non avresti mai nemmeno osato sognare.

Consiglio non richiesto numero 4. Bianca come il latte, rossa come il sangue. Di Alessandro D’Avenia. Editore Mondadori. Anno 2010

bianca come il latte rossa come il sangue Il celebre libro dal quale è stato successivamente tratto l’omonimo film del 2013 diretto da Giacomo Campiotti. Una storia delicata, un amore sognato tra i banchi di scuola, quello di Leo per Beatrice e una malattia contro la quale lottare. Lottare anche attraverso il dono di sé, un dono che non occupa un ruolo da protagonista tra le pagine del libro, in cui protagonista è invece l’amore. Eppure quale migliore espressione dell’amore se non proprio il dono di sé?

Dalla quarta di copertina:

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”. Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c’è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

Ed ora tutti in libreria, grazie ad #ioleggoperché, per promuovere la cultura del dono anche con le pagine di un buon libro! Scopri QUI la libreria aderente all’iniziativa più vicina a te. Ricorda: c’è tempo fino al 27 ottobre!

Se hai altri libri da segnalarci per promuovere la donazione del sangue e degli emocomponenti, non esitare a lasciare un commento all’articolo o a scriverci a comunicazione@fidas.it Saremmo felici di poter ricevere consigli di lettura!

dona un libro ioleggoperchè

 

 


Sono considerati lettori le persone di 6 anni e più che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali.