La fortuna di potersi chiamare “donatore”

Negli scorsi giorni abbiamo conosciuto la storia di Enrico, un giovane donatore e volontario di FIDAS Verona che ci ha raccontato la sua esperienza di donazione delle cellule staminali emopoietiche. Molti sono i donatori di sangue che come Enrico sono iscritti al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), eppure tantissimi sono ancora i pazienti alla ricerca del proprio “fratello genetico”, quell’ 1/100.000 (le probabilità che si hanno di riscontrare una compatibilità tra donatore e ricevente) che potrebbe salvargli la vita. La donazione di midollo è quindi un gesto capace di cambiare la vita ma non solo quella del ricevente: lasciamo la parola a Lello che ci racconta la sua storia.

Come hai scoperto l’importanza della donazione del midollo osseo?

Oggi ho 44 anni, ma dono il sangue da quando ne avevo 19. Sono iscritto alla FIDAS Modugno, nella provincia di BARI, ed è stato proprio in una normalissima giornata di raccolta di sangue, che mentre ero in attesa del mio turno per poter donare, ascoltavo dei volontari spiegare l’importanza di tipizzarsi. Spiegavano che con un normalissimo prelievo di sangue si entra in una Banca dati mondiale con la quale puoi avere la fortuna di salvare una persona. Fu così che mi tipizzai quel giorno. A distanza di due anni e mezzo sono stato chiamato per poter effettuare delle analisi più approfondite in quanto era stata riscontrata una compatibilità. Mi recai in ospedale e dopo aver fatto le analisi scoprii di poter effettuare la donazione.

Inizialmente ero un po’ preoccupato, dal momento in cui ero all’oscuro di quello che dovevo fare, preoccupazione che svanì nel nulla quando mi venne spiegato che la mia donazione sarebbe servita per un bambino affetto da una grave forma di leucemia. Dai medici mi era stato detto:

“Solo tu lo puoi salvare e visto che hai una compatibilità del 100%, le probabilità che il tuo midollo attecchisca sono altissime”.

Non esitai e approvai l’intervento.
Al mio risveglio mi comunicarono che la sacca stava per partire.

Sappiamo che il tempo ha confermato le parole dei medici e veramente il tuo dono ha salvato il piccolo ricevente.

Sì, a dicembre di quell’anno ricevetti una lettera da parte dei genitori del bambino dove appunto mi spiegavano che per loro era il primo vero Natale bello che passavano in famiglia e che mai avrebbero pensato che avrebbero potuto ricevere il dono del midollo e quindi di poter salvare il bambino. Mi scrissero di nuovo tempo dopo per comunicarmi che il bambino stava bene, ormai lo denominavano “un bambino normale” perché giocava e faceva tutto ciò che un bambino della sua età dovrebbe fare ma che prima la malattia non gli aveva permesso di fare.
Le lettere che hanno continuato a mandarmi sono lettere in cui, oltre a raccontarmi che ora il bambino sta bene, mi ringraziano per il gesto che ho fatto, con frasi del tipo:

Ormai fai parte della nostra famiglia. Nostro figlio ormai ha due papà: il primo è quello naturale, il secondo sei tu”.

Tutta una serie di frasi che delineano la felicità da parte dei genitori che nonostante abbiano avuto questa disgrazia, grazie alla situazione in cui mi sono trovato, sono rinati sotto tutti i punti di vista perché prima avevano perso ogni speranza.
In una lettera, oltre a ringraziarmi, mi hanno scritto che la vita del bambino è cambiata radicalmente e in positivo.

Dalla donazione in poi non sei più solamente un donatore di sangue e di midollo ma sei diventato anche un “testimone del dono”, promuovendo la donazione in tante occasioni, ci racconti l’ultima?

Io ho due bambini, mio figlio quest’anno ha fatto la quinta elementare e ha iniziato a studiare durante l’anno scolastico il corpo umano e dunque anche il midollo. Nel momento in cui gli insegnanti spiegavano appunto il midollo, mio figlio raccontò la mia storia e non passarono neanche 48 ore che venni chiamato dalla scuola per raccontare della donazione. La scuola ha organizzato un incontro con l’associazione locale per raccontare a tutti i bambini delle quinte, anche con cartoni animati e un lessico alla portata dei bambini, l’importanza di donare il midollo sia da un punto di vista teorico, che da un punto di vista pratico. Raccontare la mia storia aveva lo scopo di far capire come un piccolo gesto possa dar vita ad un’altra persona, che penso sia la cosa più importante che possa accadere ad un essere umano. È questo quello che io mi sento di dire ogni volta che mi trovo a dover sensibilizzare le persone nella possibilità di tipizzarsi.
Credo sia possibile parlarne anche con i più piccoli e far capire che nella vita ti puoi trovare a fare un piccolo gesto che però può addirittura salvare la vita di una persona. Tutti i bambini mi chiedevano: “Ma dopo la sala operatoria, quando sei tornato a casa, come ti sentivi?” Ed io racconto che stavo bene, che dopo 10 giorni ho iniziato a giocare di nuovo a calcetto con gli amici.

Cosa ti sentiresti di dire a chi teme gli aghi e il dolore che può provocare una donazione?

Nel mio caso mi hanno addormentato, ricordo che i due medici dissero “Ora dormirai un po’” e quindi al momento in cui ti alzi è già tutto fatto.

Dolori non se ne avvertono,
segni non te ne lasciano,
conseguenze non ne hai.

L’unica cosa che avverti solo per i primi giorni è una leggera stanchezza, una leggera spossatezza, ma dopo la prima settimana già non avverti più nulla. Ma anche questa spossatezza che avverti non è che ti impedisca di far qualcosa, assolutamente. È come quando ti senti un po’ più stanco e devi ricaricare un po’ le batterie. Il dolore si può dire che è zero, il fastidio è minimo ma anche se ci può essere un po’ di fastidio, in virtù di quello che tu hai fatto, della conseguenza che il tuo gesto ha creato in un altro essere umano -in un altro bambino come nel caso mio- io penso che anche quel minimo di fastidio ti passa e il tutto ti riempie di gioia e sono la gioia e la felicità che prendono il sopravvento. Non è che ti senti un eroe ma ti senti soddisfatto con te stesso per aver fatto un gesto che veramente è servito a salvare la vita di una persona. La gioia, la felicità e la soddisfazione sono molto ma molto più grandi rispetto ad un minimo fastidio, se proprio c’è, nel post intervento.

Se avessi la possibilità di rivolgerti ai giovani che potrebbero avvicinarsi al mondo della donazione del sangue e del midollo, cosa diresti loro?

Nel momento in cui una persona dona il sangue, lo stesso prelievo della donazione ti permette di poterti tipizzare e la tipizzazione ti permette di entrare a far parte della Banca dati su scala mondiale.
1/100.000 è già un rapporto altissimo, se ognuno di loro dovesse ricevere la chiamata per effettuare la donazione, vorrebbe dire che veramente sono stati baciati dalla fortuna perché nel momento in cui doni ti riempi veramente di gioia, di felicità e questo ti dà delle soddisfazioni che comunque io fino a quel momento non avevo mai provato. È giusto dedicare due minuti della propria vita ad un normalissimo prelievo, non si perde tempo ed è indolore quindi è giusto farlo, è giusto tipizzarsi. E se un bel giorno dovesse arrivare quella chiamata come è arrivata a me, è giusto portare a termine quel percorso che si è iniziato. Se sei stato letteralmente baciato dalla fortuna, è giusto che in maniera del tutto volontaria si doni.

È bello il punto di vista che hai nei confronti della donazione: spesso viene proposta come una “fortuna” per il ricevente, l’aver trovato un donatore compatibile. Tu invece parli di esser stato baciato dalla fortuna perché chiamato a donare per poter aiutare qualcun’altro.

Per il ricevente è sicuramente la cosa più bella, la felicità più grande, ed io mi immedesimo.
Ricordo che quando diedi l’ok per l’avvio del protocollo i medici mi dissero che “è vero che tu hai detto di “sì” ma dall’altra parte il “sì” tuo non è un “sì” definitivo perché fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo momento il donatore si può sempre tirare indietro.”
Io tentavo di immaginare lo stato d’animo di questi genitori, in una situazione simile. Tra l’altro ero genitore anch’io, avevo mio figlio piccolo e quindi tentai di immedesimarmi in questa situazione e dissi “No, bisogna farlo! Bisogna andare avanti”.
Poi il bambino è stato fortunato ma anch’io mi sento fortunato e dentro di me mi sento più ricco. La ricchezza non è data solo dai soldi ma anche da certi valori ed uno dei valori più importanti è appunto la vita. Se uno può far del bene ad una persona è giusto che lo faccia.

 

Per scoprire se anche tu puoi diventare un donatore di midollo e capire come poterti iscrivere al Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), ti invitiamo a consultare la pagina: MATCH IT NOW.

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