Donazione in aferesi di plasma

Donazione in aferesi: la sicurezza non è in discussione

Negli scorsi giorni un celebre naturopata, autore di diversi libri riguardanti il tema della salute (dalla corretta alimentazione alla salute naturale), ha pubblicato on line un articolo nel quale si apprestava a rispondere ad una lettera in cui si chiedevano informazioni circa la piastrinoaferesi. L’autore, senza alcuna formazione nel settore medico, ha risposto alla lettera con parole che riteniamo non solo errate ma persino pericolose per i suoi lettori.

La lettera. L’autrice della lettera si interrogava sulla possibilità di poter effettuare una donazione di piastrine al fine di aiutare un conoscente affetto da leucemia mieloide cronica. Già a questo punto qualunque volontario che abbia avuto un minimo di esperienza nel mondo della donazione del sangue si sarà accorto di almeno una criticità, di fatti:

non è possibile effettuare donazioni di sangue, o emocomponenti, rivolte a singole persone. Il dono del sangue e degli emocomponenti è un dono volontario e anonimo. Lo stesso non può essere regolato da relazioni di conoscenza o affetto, al fine di preservare la sicurezza stessa del dono.

Non solo: il dottor Massimiliano Bonifacio, Ricercatore Universitario presso la Sezione di Ematologia del Dipartimento di Medicina dell’Università degli studi di Verona fa chiarezza in merito alla relazione presentata dalla scrittrice della lettera, tra leucemia mieloide cronica e la piastrinoaferesi:

Al momento proprio la citata leucemia mieloide cronica (che nulla ha a che vedere con la domanda relativa alla necessità trasfusionale di piastrine dato che in genere si manifesta con aumento e non carenza di piastrine) è un paradigma di come una neoplasia un tempo mortale e poco responsiva alla chemioterapia sia diventata oggi guaribile nella maggior parte dei casi tramite farmaci target. In altri tipi di leucemia si stanno ottenendo risultati incoraggianti, grazie allo studio rigoroso dei meccanismi cellulari che provocano il cancro e all’individuazione dei conseguenti bersagli molecolari.

Se l’autore dell’articolo fosse stato dunque preparato sul tema, si sarebbe accorto fin dall’inizio che il quesito presentato dall’autrice della lettera conteneva una seconda criticità che sfugge invece ai non esperti. Ovvero la distinzione tra leucemia mieloide cronica e la leucemia mieloide acuta e la loro differente relazione con la richiesta di trasfusioni di piastrine.

La risposta del non-esperto. A questo punto dell’articolo pubblicato on line arriva la risposta dell’esperto, o meglio, dovremmo dire “del non esperto” vista la quantità di informazioni errate riportate e la gravità delle stesse. Inizia richiamando la teoria di Max Gerson che a suo dire “la sapeva lunga sulle leucemie”. Sentiamo quindi il bisogno di ricordare che le teorie di Max Gerson in merito alla cura di tumori e leucemie, si basa su principi non dimostrati scientificamente come ad esempio una dieta vegana, l’utilizzo di clisteri di caffè e un supporto di integratori vitaminici. Per quanto sarebbe bello poter credere che sia sufficiente adottare tali comportamenti e curare così la leucemia e i tumori, tuttavia nessuno studio scientifico ha saputo dimostrare che gli stessi possano anche solo giovare ai pazienti con tumore. Risulta quindi quantomeno allarmante il richiamo da parte dell’autore a tali teorie in risposta alla buona volontà di un’aspirante donatrice nel voler effettuare una donazione di piastrine. Non solo: l’autore critica aspramente l’utilizzo dei chemioterapici in generale e nel caso particolare, ma veramente bisognerebbe temere l’utilizzo degli stessi? Il Dottor Bonifacio ci fa notare che:

C’è assoluta malafede nel citare l’incidenza di leucemie secondarie legate all’impiego dei chemioterapici: la paradossa azione leucemogena di alcuni farmaci antitumorali è ben nota e alcuni (come i citati procarbazina e lomustina) sono stati abbandonati per tale motivo. Certamente l’ambizione di curare le leucemie attraverso schemi “chemio-free” è una delle frontiere della ricerca ematologica.

Blood Platelet Donations Vital in Deployed Environment
Donazione in aferesi di plasma

La donazione in aferesi. L’autore prosegue poi commentando negativamente la donazione di piastrine affermando che non ha nulla da ridire nei confronti di chi “desidera offrire” sangue o piastrine, ma afferma che tale pratica non è sicura. Peggio: l’autore arriva a lasciar intendere che gli ospedali, necessitando di cure per le leucemie mieloidi, spingano alla donazione di piastrine, nonostante la stessa possa esser dannosa per i donatori. Dunque ospedali e operatori del settore spingerebbero gli aspiranti donatori a comportamenti che metterebbero a rischio la loro stessa salute al fine di poter curare la leucemia mieloide di altri pazienti. Accuse di non poco conto. Ci teniamo dunque a poter illustrare alcuni dati riguardanti la donazione e la trasfusione di sangue ed emocomponenti.

I dati. In attesa che vengano presentati i dati relativi all’anno 2018, possiamo notare nel Rapporto ISTISAN dell’Istituto Superiore della Sanità che le reazioni avverse da donazione effettuata in aferesi avvenute nell’anno 2017 sono state 2.456. Dato che può sembrare elevato se preso in assoluto ma che se posto in relazione al numero totale di donazioni in aferesi effettuate (427.288), ci mostra la realtà dei fatti: si sono registrate reazioni avverse solamente nello 0,57% dei casi di donazione effettuata in aferesi.

tabella CNS

Tabella 27: Rapporto ISTISAN dell’Istituto Superiore della Sanità“Sistema trasfusionale italiano 2017: dati di attività, emovigilanza e sorveglianza epidemiologica”, pagina 76.

Per quanto riguarda la severità delle reazioni indesiderate post-donazione, nel 2017 si contano 8.484 casi in cui si è registrata una qualche reazione avversa (il dato riportato fa riferimento a reazioni avverse sia alla donazione di sangue intero che alla donazione effettuata in aferesi). Lo stesso dato è ulteriormente analizzabile: degli 8.484 casi di reazione avversa, 71,4% dei casi (6.055) è una reazione di lieve severità. Solo il 12,1% delle reazioni avverse registrate è classificabile come una “reazione severa” (in 1.025 casi). Si tratta quindi di 1.025 casi di reazione avversa grave su 3.006.726 donazioni effettuate nel 2017, dunque lo 0,03% del totale. Possiamo dunque concludere che la donazione di sangue, così come la donazione di singoli emocomponenti non costituiscono un pericolo per il donatore.

L’utilizzo delle donazioni. Un altro punto cruciale dell’articolo riguarda l’impiego delle unità di sangue ed emocomponenti raccolte: gli incidenti stradali sarebbero, secondo l’autore, l’unico caso in cui le trasfusioni sarebbero accettabili mentre tutti gli altri casi in cui la trasfusione sia volta a curare i sintomi di una malattia, la stessa trasfusione sarebbe inutile, dannosa e diseducativa.
L’autore prosegue con una frase che, è il caso di dire, ci ha fatto gelare il sangue: “Invece di spingere la gente alle donazioni di sangue, si farebbe molto meglio ad educare i malati sul modo di rigenerare il proprio sangue”. Dobbiamo dunque a questo punto fermarci un attimo per ricordare alcuni dei tanti casi, oltre agli “incidenti stradali”, in cui una trasfusione di sangue rappresenta una terapia salvavita:

  • eventi traumatici come incidenti di altra tipologia o anche gli interventi chirurgici, ivi inclusi interventi complessi come i trapianti o la protesi d’anca
  • patologie croniche, per esempio nelle anemie congenite come la Talassemia
  • stati critici dovuti a malattie del sangue

Tentiamo ora di rendere tutti questi “casi in cui una trasfusione di sangue rappresenta una terapia salvavita” dei veri e propri volti, con dei nomi e delle storie. Pensiamo alle tante persone conosciute che si sono trovate ad affrontare un intervento chirurgico, agli amici affetti da Talassemia e quelli affetti da leucemia. Pensiamo a loro e pensiamo a come si potrebbero sentire, a come potrebbero reagire, se gli dicessimo che il nostro braccio teso, schierato al loro fianco, pronto al dono, da oggi non verrà più in loro soccorso. Da oggi è meglio iniziare un “percorso di educazione sul modo di rigenerare il proprio sangue”. Voi come vi sentireste?

L’importanza della prevenzione. La FIDAS si impegna da sempre nella promozione dei corretti stili di vita, a partire da una corretta alimentazione e dallo svolgimento dell’attività fisica, tanto che anche a questi due importanti temi ha dedicato il prossimo corso di formazione rivolto ai propri Responsabili associativi. Si potrebbe pensare che condividiamo dunque alcuni punti esposti dall’autore, il quale concluderebbe il suo articolo identificando nella corretta alimentazione (quella indicata da lui, però, quella vegana e possibilmente crudista) l’unico rimedio effettivamente possibile per poter combattere la leucemia. Come FIDAS ci discostiamo da queste posizioni e continueremo ad impegnarci nella promozione dei corretti stili di vita e di una corretta alimentazione, ma al fianco di queste continueremo a sostenere la ricerca scientifica e con essa le terapie che la stessa indicherà come più indicate per le singole patologie. Ben riassume la relazione tra corretti stili di vita, sana alimentazione e leucemie il dottor Bonifacio, affermando:

In tali contesti è evidente che terapie dietetiche o modifiche dello stile di vita siano assolutamente  insufficienti: le leucemie acute devono essere diagnosticate in maniera tempestiva, classificate secondo le moderne acquisizioni genetiche e molecolari e trattate con schemi intensivi di terapia che comprendono oggi anche agenti biologici mirati (le cosiddette terapie target) ma non possono prescindere, nella stragrande maggioranza dei casi, dall’associazione con chemioterapici tradizionali.
Un sano stile di vita e una corretta alimentazione sono auspicabili complementi ma è antiscientifico e mistificatorio considerarli da soli la soluzione nella battaglia contro il cancro.

Il commento. Non potendo mantenere il silenzio di fronte a parole di una tale gravità e alla pubblicazione di un articolo da parte di un autore con diversi titoli editati, la FIDAS ha sentito l’esigenza di dare una risposta a chi realmente si stia interrogando sulla salubrità della donazione e della donazione di piastrine in particolare, nonché dell’importanza delle trasfusioni di sangue o singole emocomponenti quali terapie salva vita. Aldo Ozino Caligaris, presidente della FIDAS Nazionale, così commenta la notizia:

Da sempre FIDAS, insieme ad altre associazioni e federazioni di donatori di sangue, persegue l’obiettivo in sinergia con Istituzioni e professionisti del settore, di tutelare e garantire al massimo la sicurezza del donatore. Questo al fine di garantire una terapia trasfusionale con emocomponenti e plasmaderivati sicura e disponibile per tutti i pazienti.
Rappresentare 1.800.000 donatori, di cui il 92% sono associati (il valore più alto in assoluto tra i Paesi dell’Europa) significa adeguarci ad un sistema regolatorio-prescrittivo con una continua attenzione all’evoluzione tecnico-scientifica del sistema trasfusionale. La nostra attenzione è dunque rivolta all’evidenza delle evoluzioni scientifiche per poter avere a disposizione una terapia assolutamente standardizzata, efficace ed appropriata per tutti i cittadini che ne hanno bisogno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...