Non è solo un problema di lingua

secoloxixL’edizione di Savona del Secolo XIX di ieri riportava una notizia che mi ha decisamente colpito. Dopo aver letto che i cinesi sono restii a donare il sangue, la titolare di un ristorante cinese di Pietra Ligure, comune della provincia savonese, e il suo cuoco si sono recati presso il Servizio Trasfusionale per tendere il braccio e probabilmente anche per dare prova concreta che il popolo cinese, contrariamente a quanto si pensa, è disponibile a tendere il braccio nei confronti di chi necessita di terapie trasfusionali.

Tuttavia, mentre la donna residente in Italia da oltre vent’anni conosce bene la nostra lingua, il cuoco non conosce l’italiano. Per questo non è stato possibile per lui donare. E per tutta risposta la titolare del ristorante ha deciso di sottrarsi lei stessa alla donazione per la quale era stata ritenuta idonea. Un gesto di protesta verso un comportamento ritenuto ingiusto. Insomma, perché non permettere al povero cuoco di compiere un gesto di solidarietà solo perché non conosce l’italiano. Cosa a che fare la lingua con il sangue?

flagsaroundtheworld-image253488Ma la signora non si è fermata qui. Anzi, si è rivolta direttamente al sindaco che si è subito attivato per cercare di capire le motivazioni del rifiuto. Al primo cittadino ha risposto la responsabile del reparto di Immunoematologia e Medicina trasfusionale che ha fatto presente che la normativa in merito è chiara.

Ora prima di tutto disapprovo il gesto di protesta della donna che si è sottratta alla donazione; va bene cercare di comprendere i motivi del diniego, ma non a scapito di pazienti che magari in quel momento avevano bisogno di qualcuno che donasse il sangue. Poi mi meraviglia l’intervento del sindaco, anche se non posso che apprezzare la sua disponibilità.

Donare il sangue è un gesto volontario, anonimo, gratuito e non retribuito. È un atto di solidarietà che più volte ho definito un dovere civico. Tuttavia un dovere non implica un diritto. In Italia la donazione di sangue prevede che il candidato donatore compili un questionario molto dettagliato rivisto in seguito al Decreto ministeriale 2 novembre 2015. Un questionario di cui spesso si è parlato e che qualcuno ha ritenuto eccessivamente invadente la sfera personale (insomma bisogna proprio dire quanti rapporti sessuali si sono avuti, con quanti partner e in che modo?). Ma sono convinto che quando si parla di tutela della salute e della sicurezza del ricevente (come pure del donatore) occorre essere il più possibile chiari e precisi; d’altronde il questionario che il candidato donatore è chiamato a compilare ha l’obiettivo di fornire al medico selezionatore tutte le informazioni per garantire la sicurezza del sangue che viene prelevato e che sarà destinato a chi non sta proprio in splendida forma. È pur vero che tutte le unità raccolte sono sottoposte ai controlli di sicurezza, ma esistono i periodi finestra, e comunque nel caso in cui il medico non ritenga opportuno procedere, può negare l’accesso alla donazione.

idiomL’articolo 5 comma 6 del DM 2 novembre 2015 stabilisce che “il questionario anamnestico è adottato senza modifiche sul territorio nazionale”, mentre nell’allegato 2 (relativo a materiale informativo, questionario anamnestico, cartella sanitaria del donatore, consenso informato, informativa e consenso al trattamento dei dati personali per la donazione di sangue e per la donazione di sangue di cordone ombelicale)  si legge che “il materiale informativo, il questionario anamnestico e la documentazione devono essere in lingua italiana, fatta salva la tutela delle minoranze linguistiche previste per legge. Il donatore deve poter dimostrare l’effettiva capacità di leggere e comprendere il materiale informativo, il questionario e la documentazione che gli sono stati forniti”.

È pur vero che la titolare del ristorante si è offerta da interprete, ma per quanto si apprezzi la buona volontà, non è una soluzione percorribile. Perché il questionario va compilato in via riservata e a leggerlo è solo il medico selezionatore che incontra i candidati donatori in una stanza chiusa, per proteggere i dati personali degli stessi. E non possiamo essere certi che l’uomo, dovendo rispondere alla domanda relativa a rapporti sessuali, non abbia voglia di far conoscere troppi dettagli alla sua datrice di lavoro. Come penso che la donna abbia la stessa riservatezza nel momento in cui si confronta con il suo consulente finanziario: ci sono momenti della vita in cui è meglio esser da soli e soprattutto lontani da occhi e orecchi indiscreti.

Cristiano Lena
donatore di sangue e responsabile comunicazione FIDAS Nazionale

 

 

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