Donazione e lavoro: un binomio in evoluzione

 

Sono numerose in tutta Italia le realtà associative FIDAS che hanno avuto origine nel mondo del lavoro. Gruppi di donatori, più o meno consistenti, si sono sviluppate infatti nel secolo scorso proprio all’interno di realtà industriali e aziendali dove i lavoratori si sono fatti promotori di iniziative di solidarietà: dalla Michelin di Cuneo all’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco fino all’Italsider, oggi Ilva, di Taranto, per citarne solamente alcune. Ma anche all’interno di realtà produttive più piccole si sono costituite nel tempo sezioni di donatori di sangue.

claudio-hirschberger-576973-unsplashSi può certamente affermare che quella solidarietà umana e sociale tra lavoratori, operai e impiegati, nata all’interno delle aziende e maturata anche grazie ad imprenditori e dirigenti illuminati e lungimiranti, si è espressa anche attraverso la donazione di sangue. Anzi di più: molte volte dalle diverse esperienze aziendali il valore della donazione si è poi diffuso in maniera capillare in tutte le comunità di provenienza dei lavoratori/donatori.

Ma come è nata e si è sviluppata la donazione di sangue e di emocomponenti all’interno delle aziende, degli uffici, delle realtà della pubblica amministrazione?

Per raccontare la storia di queste realtà attraverseremo la storia dello sviluppo economico del nostro Paese dalla seconda metà del Novecento: uno sviluppo che non ha mai trascurato la solidarietà e l’attenzione ai bisogni trasfusionali dell’Italia.

Il NORD OVEST: il triangolo industriale della solidarietà

Foto3La Michelin di Cuneo attraverso la promozione continua del senso di appartenenza dei propri lavoratori ha sempre favorito le forme di aggregazione nel nome Michelin e dei gruppi associativi come l’Associazione Donatori Sangue Michelin. La nascita ufficiale dell’Associazione Donatori Sangue MICHELIN risale al 1984, ma già da tempo, tuttavia, esistevano gruppi di donatori attivi negli stabilimenti di Torino Dora (dove fin dal 1949 c’era un gruppo di volontari che afferiva alla Banca del Sangue dell’Ospedale Molinette), Cuneo, Alessandria e presso la Direzione commerciale di Milano. L’associazione si è sviluppata in maniera esponenziale, anche grazie all’accresciuto numero dei dipendenti dello stabilimento.  Oggi ADS Michelin raccoglie i gruppi delle sedi Michelin di Torino, Cuneo, Milano ed Alessandria e conta un totale di 2300 donatori

La FIDAS ADSP è nata a Torino nel 1957 anche dalla confluenza di donatori provenienti dai vari stabilimenti FIAT che hanno caratterizzato la città a partire dal secondo dopoguerra; questi costituivano, infatti, il principale bacino di donatori del gruppo Torino che ha avuto origine nel 1951 e che ha costituito il nucleo di base per la nascita dell’ADSP. Attualmente l’associazione, che conta oltre 55mila iscritti, accoglie diversi gruppi aziendali. Naturalmente, così come è cambiata l’economia e l’industria, complici anche i mutamenti e le difficoltà del mondo del lavoro e la crisi che ha colpito diversi settori della produzione, la situazione ha subito profondi cambiamenti nell’ultimo quarantennio. Dagli anni ’70 agli anni ’90, infatti, erano presenti almeno 30 sottogruppi facenti capo ad altrettante aziende, ma con il passare degli anni molti si sono estinti “naturalmente”. Negli ultimi anni, nel territorio torinese si sta verificando un’inversione di tendenza anche in ragione delle nuove politiche sociali aziendali, in direzione del raggiungimento di obiettivi “etici”.

Il processo avvenuto in Piemonte si è verificato anche a Parma dove le aziende della provincia in cui erano già attivi da anni gruppi di donatori di sangue, nel 1970 hanno dato vita all’ADAS (Associazione Donatori Aziendali del Sangue). I soci fondatori furono i lavoratori-donatori di marchi noti del Made in Italy come Althea, Balestrieri, Banca Commerciale Italiana, Barilla, Bormioli Luigi, Bormioli Rocco, Fidenza Vetraria, Salvarani, Simonazzi. Si tratta di realtà lavorative legate a vari settori: dalla pasta all’ortofrutta, dal vetro alle cucine, passando per il settore metalmeccanico. Alcuni di questi gruppi negli anni si sono sciolti a causa della chiusura delle aziende di appartenenza, ma in linea di massima questo non ha comportato la perdita dei donatori stessi

 Friuli e Veneto: tra sviluppo, crisi e rilancio

pexels-photo-140945Alla fine degli anni ’50 del Novecento, il nordest del Paese ha lentamente abbandonato la tradizionale economia agricola dando vita a piccole e medie imprese in un tessuto produttivo virtuoso che, assieme all’artigianato, porterà ad un consistente sviluppo. I nuclei industriali e manifatturieri in questo territorio sono sorti nell’industria leggera (tessile, abbigliamento, alimentari) in simbiosi con attività agricole, in quelli che si possono già definire “proto-distretti” industriali.

In Friuli le attività industriali più rilevanti sono nate a Pordenone, al traino della Zanussi, leader negli elettrodomestici che stavano entrando allora in tutte le famiglie e a Monfalcone, storico polo cantieristico Fincantieri da cui tutt’oggi escono navi da crociera che solcano i mari di mezzo mondo. In entrambe le realtà gli operai spontaneamente solidali fra loro hanno creato gruppi di donatori di sangue. Proprio dagli operai dell’allora Cantieri Riuniti dell’Adriatico (CRDA) nacque nel 1956 l’ADVS Monfalcone, ora fusa in FIDAS Isontina assieme alla consorella ADVS Gorizia, anch’essa nata da una esperienza aziendale nel cotonificio di Straccis a Gorizia nel 1959.

career-firefighter-relaxing-job-162540L’Associazione Friulana Donatori di Sangue (AFDS) ebbe, invece, il suo nucleo fondativo nel 1958 in un’azienda storica della periferia di Udine, il “Cotonificio udinese”. Nei primi anni di vita dell’Associazione le sezioni aziendali erano una ventina, in maggioranza del settore metalmeccanico e manufatturiero, mentre altre gravitavano nel settore dei servizi. Negli anni Settanta le crisi aziendali hanno avuto il loro effetto anche sui gruppi donatori decurtando il numero delle sezioni del settore privato, mentre il settore statale e parastatale è stato colpito soprattutto negli anni Novanta dal blocco delle assunzioni e dalla riduzione degli organici, impedendo il rinnovamento dei gruppi dei donatori….

Leggi l’articolo completo sul nuovo numero di Noi in FIDAS.

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