Il post che vorrei

DonazioneSangue (2)In questi anni ci siamo occupati di tanti temi legati al dono del sangue, a questioni normative, ai più disparati casi di esclusione dalla donazione, a problemi derivanti da una cattiva informazione. Nonostante questo ancora una volta si verificano situazioni che ci lasciano perplessi, situazioni che rivelano quanto accora sia necessario fare per formare ed informare i cittadini sulla donazione del sangue e sul Sistema sangue in generale.

Veniamo al punto. Qualche giorno fa Gigi (è un nome di fantasia) ha pubblicato un post sui social dicendo di aver bisogno di sangue. Deve fare un intervento presso un ospedale romano e ha chiesto ai suoi contatti di recarsi a donare specificando “ho necessità di sangue di qualsiasi gruppo”. Premettendo che in primo luogo spero che Gigi abbia fatto il suo intervento e che tutto sia andato per il meglio, vorrei chiarire alcuni aspetti e per questo mi rivolgo direttamente al protagonista di questa storia.

Caro Gigi diverso tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo “Questo intervento non s’ha da fare” in cui presentavo dei casi analoghi al tuo. Innanzi tutto immagino che la richiesta che hai avanzato non sia nata dal tuo desiderio di coinvolgere i tuoi contatti social ma ti sia stata, in qualche modo, sollecitata dalla struttura ospedaliera in cui sei stato ricoverato. E non è inusuale che questo accada, anche se la frequenza di eventi simili si scontra con le procedure corrette che da anni cerchiamo di comunicare in tutta Italia.

NJ ANG Airmen donate blood, give back to the community

Ipotizziamo quindi che nell’ospedale in cui Gigi ha dovuto affrontare il suo intervento, il personale medico o infermieristico lo abbia invitato a “procurarsi” dei donatori. E immagino che la questione sia stata più o meno affrontata in questo modo: “Gentilissimo Signor Gigi, allora per il suo intervento deve presentarsi il giorno tale, all’ora tale, con le analisi fatte nei giorni precedenti. Ah, si ricordi di portare anche qualche donatore di sangue”. O se non è andata proprio così, non penso di essermi allontanato troppo. Ovviamente a qualcuno non sarà sfuggito un particolare. Gigi nel suo post di richiesta afferma di aver bisogno di sangue “di qualsiasi gruppo”. Ma tutti quanti sanno bene che se Landsteiner è passato alla storia per aver individuato i diversi gruppi sanguigni, un motivo ci sarà. Ovviamente se Gigi ha il gruppo A positivo, non potrà avvalersi della donazione di chi ha il gruppo B positivo. E se è vero che esistono i donatori universali (quanti hanno il gruppo 0 negativo e che quindi possono donare a tutti), esiste un solo ricevente universale, ossia chi può ricevere qualsiasi tipo di gruppo sanguigno, il gruppo ab positivo, ma è anche uno dei gruppi meno frequenti nella popolazione italiana!

Quindi la richiesta fatta da Gigi rivela una falla nel sistema che ancora una volta occorre mettere in luce per evitare che altre persone si trovino in situazioni simili.

Lo ripeto ancora una volta: la terapia trasfusionale è un LEA, ossia un Livello Essenziale di Assistenza che viene garantito a tutti i pazienti, come a tutti i pazienti viene garantito un trattamento di emergenza in un Pronto soccorso. Ma a differenza di quest’ultimo caso, il Servizio Sanitario Nazionale non prevede per la terapia trasfusionale neanche la compartecipazione di spesa, quindi non si paga il ticket, come può invece accadere per quanti si recano al Pronto soccorso e vengono classificati come codici bianchi (a differenza dei codici verde, giallo o rosso per i quali è garantita l’erogazione gratuita delle prestazioni di Pronto Soccorso).

DonazioneSangue (3)Allora quando mi reco al Pronto soccorso, a me è capitato più di una volta, non mi chiedono di portare da casa un determinato medicinale o, in caso di ricovero, di mandare qualcuno a casa a prendere materasso, cuscino e lenzuola. Quindi il sangue necessario per un intervento è un Livello Essenziale di Assistenza.

Tuttavia può capitare che il territorio in cui è collocato il servizio trasfusionale dell’ospedale interessato stia attraversando un periodo di difficoltà nell’approvvigionamento di sangue e/o emocomponenti. Per questo il Centro Regionale Sangue provvede ad organizzare la compensazione intraregionale e nel caso in cui nemmeno questa sia sufficiente, ci si rivolge alle altre Regioni d’Italia attraverso il coordinamento del centro nazionale sangue. Non dimenticando che ogni anno viene effettuata una programmazione delle necessità trasfusionali in cui sono coinvolti tutti gli attori del sistema sangue e tra questi anche le Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue.

A queste il compito di promuovere l’informazione e l’educazione al dono del sangue, degli emocomponenti e delle cellule staminali emopoietiche.

Ora è vero che se l’Ospedale non è provvisto di un farmaco lo può trovare facilmente presso qualche altra struttura. Ma se “manca il sangue” la procedura è decisamente più complessa. Il sangue va donato, per cui è necessario avere un donatore che doni un’unità di sangue o emocomponenti. Tale unità sarà poi lavorata e validata e poi utilizzata per le effettive necessità. E con l’offerta “doni uno salvi 3” l’unità donata può contribuire alla salute di tre pazienti grazie alla scomposizione dei diversi elementi del sangue (piastrine, plasma e globuli rossi).

E l’attività di programmazione che il Sistema sangue porta avanti continuamente è in grado di garantire la copertura dei bisogni trasfusionali anche di Gigi che non dovrà più reperire donatori tra i suoi contatti. Certamente l’azione di Gigi può essere rimodulata portando ad un effetto positivo e probabilmente più “educativo” per tutti.

Il post di Gigi, purtroppo, non ha fatto altro che alimentare una serie di idee sbagliate sul mondo della donazione del sangue. Allora la prossima volta che Gigi (speriamo di no per lui) o qualcun altro si trovasse in una situazione simile potrebbe scrivere così:

“Domani mi devo operare e probabilmente avrò necessità di trasfusioni di sangue. In Italia un milione e ottocentomila donatori volontari garantiscono ogni giorno 8500 trasfusioni. Anche tu puoi dare il tuo contributo a questo modello sanitario virtuoso e potrai sostenere quanti come me hanno bisogno del tuo aiuto. Contatta l’associazione dei donatori di sangue più vicina e scopri come diventare donatore periodico di sangue e di emocomponenti. Saremo in tanti a dirti grazie.”       

Cristiano Lena, donatore di sangue e responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale    SaccheSangue

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