Quell’affare da 400mila euro

Il 18 gennaio scorso sul Quotidiano di Puglia, nelle pagine della cronaca di Taranto, è comparso un articolo dal titolo “Donazione sangue, un affare da 400mila euro”.
QuotidianoPuglia18gennaio2018
Il titolo, senza dubbio in grado di catturare l’attenzione, era accompagnato dall’immancabile sommario volto a dissipare ogni dubbio: “Tanto si sono spartite per il 2016 le cinque associazioni che si occupano della raccolta”.

Il giornalista ha riportato alcuni dati riferiti al 2016, sottolineando la “fetta di torta” (sì proprio questa la gustosa espressione utilizzata) che è toccata alle 5 associazioni coinvolte: AVIS Taranto, Associazione Jonica Donatori sangue bambini microcitemici, Fratres Puglia Modugno e naturalmente FIDAS Taranto e Fpds FIDAS (l’Associazione FIDAS della provincia di Bari che ha una delle sue sezioni in provincia di Taranto). Insomma, una parola buona per tutti. E lo stesso professionista dell’informazione ha specificato che «non si tratta di un rimborso, ma di un vero e proprio pagamento per ogni singola “sacca di sangue” fornita dalle suddette associazioni ai centri trasfusionali del territorio». Il tutto grazie ad una convenzione sottoscritta dalle realtà dell’associazionismo del dono con la Regione Puglia nel 2013. Insomma, un bel “volume d’affari” per le associazioni che in conclusione si arricchiscono, grazie alla donazione volontaria e gratuita di migliaia di cittadini della provincia tarantina, già afflitta da numerose problematiche che hanno spesso conquistato una rilevanza nazionale.

Immagino che di fronte a tale rivelazione, che per il contenuto straordinario del fatto si colloca immediatamente dopo i segreti di Fatima e il dossier Kennedy, qualcuno che conosco possa reagire affermando “Bella roba!” che tradotto si può anche leggere “lo sapevo che queste associazioni mangiano alle spalle dei poveri volontari!”. Insomma un’altra triste pagina del nostro Paese.

ReplicaCIVIS18gennaioOvviamente non è mancata la replica da parte delle associazioni dei donatori di sangue della provincia di Taranto riunite nel CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue) che hanno chiarito la vicenda scrivendo allo stesso quotidiano una comunicazione ufficiale in cui hanno snocciolato punto per punto tutti gli aspetti poco chiari e allusivi dell’articolo in questione. Prontamente il 20 gennaio, nel rispetto del buon diritto di replica, è apparso sullo stesso quotidiano l’articolo «L’ Avis: Donazione sangue rimborsi, non pagamenti» in cui si specificano tutti i punti in questione, ribadendo ruoli e funzioni delle associazioni dei donatori di sangue, arrivando comunque al ping pong del “chi ha detto cosa” contro “si è detto anche noi” e generando un braccio di ferro certamente poco costruttivo. Certamente resta il dubbio del perché, trattandosi di una vicenda che ha coinvolto tutte le sigle associative del territorio, l’articolo di rettifica riguardi solo AVIS, tenendo conto che la comunicazione di chiarimento è stata fatta su carta intestata CIVIS e quindi da parte di tutte le associazioni rappresentate nel territorio. Infatti lo stesso CIVIS regionale all’indomani del 20 gennaio è nuovamente intervenuto per far presente che la rettifica pubblicata dal Quotidiano di Puglia non ha sciolto i dubbi sollevati con il primo articolo.

QuotidianoPuglia20gennaio2018

Ora veniamo al punto. Innanzitutto mi chiederei “dov’è la notizia?”. Ovvero, il compito del giornalista è quello di fornire al lettore delle notizie, e il significato evidente del termine è che notizia significa “qualcosa di nuovo”, qualcosa che il lettore non conosce. Ora ravviso con difficoltà la “novità” nell’articolo del 18 gennaio che fornisce innanzitutto dati relativi al 2016 ed elementi di cui il pubblico è a conoscenza, come il rimborso associativo stabilito dall’Accordo Stato-Regioni del 14 aprile 2016. Più volte nel corso degli ultimi anni abbiamo dedicato spazio a questo aspetto, ma a questo punto sembra necessario intervenire di nuovo per chiarire la questione.

La terapia trasfusionale rientra nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, come tante altre terapie a favore dei cittadini, garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale senza prevedere per gli stessi neanche la compartecipazione di spesa (ossia a nessun titolo è richiesto il ticket). AVIS, FIDAS, FRATRES, Croce Rossa Italiana e le altre associazioni riconosciute, in base all’articolo 7 della legge 219 del 2005, “concorrono ai fini istituzionali del Servizio sanitario nazionale attraverso la promozione e lo sviluppo della donazione organizzata di sangue e la tutela dei donatori”. Percepiscono un rimborso dal Sistema Sanitario Nazionale per l’attività di sensibilizzazione e promozione del dono e il denaro serve a sostenere le spese di gestione dell’Associazione, dal canone di locazione della propria sede, alle utenze di luce, gas e telefono, al rimborso spese dei volontari che hanno cariche associative, come previsto nei loro statuti, ma soprattutto il rimborso serve per la copertura delle attività previste dalla normativa e svolte in convenzione, come la promozione del dono e la gestione della chiamata dei donatori effettuata sulla base di una programmazione regionale condivisa. Per far sì che le associazioni di volontariato, che costituiscono una risorsa fondamentale nel nostro paese, possano portare avanti la propria attività, sono state fissate delle tariffe di rimborso uniformi su tutto il territorio nazionale e riportate nell’allegato 2 dell’ASR del 14 aprile 2016 (22,00 euro per l’unità di sangue e 24,75 euro per l’unità di plasma in aferesi e multicomponent). Ecco il “giro d’affari” di cui si parla e che sembra emerso dal velo di Maya.

Tuttavia qualcosa non si capisce fino in fondo. Perché l’articolo è stato pubblicato visto che non si tratta di una notizia nel senso proprio del termine? C’è forse qualche interesse a screditare le associazioni di fronte all’opinione pubblica? C’è una situazione regionale di cui non conosciamo a pieno i dettagli. Può forse essere legata al cambio al vertice della Struttura Regionale di Coordinamento o agli interessi di qualche schieramento politico? Probabilmente le risposte arriveranno nelle prossime settimane, intanto da parte nostra speriamo almeno di aver chiarito ancora una volta il senso dell’attività che quotidianamente e responsabilmente viene portata avanti dai volontari del dono.

Cristiano Lena, donatore di sangue e responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale.

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