Non è un paese per giovani

Vi ricordate il film dei fratelli Coen che fece incetta di statuette nella notte degli Oscar del 2008? Il titolo era di quelli accattivanti, che rimangono impressi anche in coloro che non hanno visto la pellicola: No Country for Old Men. Un titolo e una storia, tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy vincitore del premio Pulitzer, che si comprendono a pieno al termine delle due ore di violenza e angoscia che attraversano il film presentato in Italia con il titolo Non è un paese per vecchi. Ora mettiamo da parte i fratelli Coen e torniamo al presente.

Qualche settimana fa al Senato della Repubblica è stato presentato un ordine del giorno decisamente “originale” in cui si chiede di valutare la possibilità di allungare l’età per accedere alla donazione di sangue. Secondo chi ha avanzato la proposta, occorrerebbe cambiare il limite di età rispetto alla normativa attuale che stabilisce la possibilità di donare il sangue tra i 18 e i 65 anni, ma che può essere estesa fino ai 70 “previa valutazione clinica dei principali fattori di rischio età correlati”.

Immagini varie FIDAS (4)Il tutto è stato scrupolosamente motivato in quanto “il limite massimo di età a 70 anni determina la rinuncia da parte del Sistema sanitario nazionale a migliaia di sacche di sangue e di donatori periodici ultrasettantenni che, mantenendo uno stile di vita e di alimentazione corretto, vorrebbero poter continuare questo servizio di donazione per tutta la comunità”. Con queste parole la proponente chiede che il Governo si impegni a rivedere il criterio dell’età previsto nella normativa vigente in modo da “ampliare la platea dei donatori di sangue in modo da soddisfare in tutti i mesi dell’anno le richieste di sacche di sangue”.

Ora il documento proposto, oltre a parlare di sacche invece che di unità di sangue, suscita qualche riflessione in merito. Da una parte ci fa piacere che nei palazzi del potere sia presente una certa sensibilità nei confronti del tema della donazione di sangue e che vengano spesi tempo ed energie per elaborare testi e proposte in merito. Tuttavia non possiamo non manifestare un certo disappunto, o per lo meno un giustificato stupore, in quanto i tentativi di soluzione alle periodiche carenze di emazie sono completamente antitetici rispetto a quanto FIDAS, insieme agli altri attori del sistema, sta facendo in questi anni. E l’idea che il futuro del volontariato del dono sia in mano ai nostri nonni non ci soddisfa affatto.

È da tempo, ormai, che parliamo di impatto demografico sulla donazione, di necessità di investire sui giovani, ma a parte tante belle esposizioni presentate in altrettanti convegni e congressi non riusciamo ad indurre nelle Istituzioni la trasposizione di parole in fatti concreti e lo sviluppo di progetti che effettivamente favoriscano la donazione di sangue tra le nuove generazioni.

Immagini varie FIDAS (1)Pur rispettando, e ringraziando di cuore, quei donatori che per decenni hanno garantito il corretto funzionamento del sistema trasfusionale con un gesto volontario, anonimo e gratuito, che hanno scrupolosamente seguito un corretto stile di vita per fare in modo di compiere questo gesto in maniera periodica, che hanno permesso con il loro dono a tanti pazienti di poter affrontare piccole o grandi criticità, alla proposta di innalzare l’età dei donatori, e considerando anche il fatto che raggiunta una certa età sia necessario il meritato riposo, rispondiamo con un’idea ben diversa.

È possibile cambiare punto di vista? È pensabile ipotizzare degli interventi volti a sostenere la promozione della donazione tra i giovani come garanzia della rete trasfusionale del Paese e come strumento per diffondere la cultura della solidarietà? Sono convinto che siano realizzabili una serie di azioni volte a favorire la partecipazione civica delle nuove generazioni, come siano realizzabili quelle attività di integrazione dei giovani in una società che invecchia ogni giorno di più. Eppure i segnali che si colgono non vanno in questa direzione.

Abbiamo costruito una società a misura di adulto, abbiamo vietato ai giovani di diventare protagonisti, di costruirsi un proprio futuro. E questo vale per diversi ambiti: dal lavoro, alla politica, con una serie di esempi infiniti. Tuttavia FIDAS ha rilevato più volte come i giovani siano disponibili a tendere il braccio a favore degli altri, a rispondere positivamente alla chiamata del volontariato. Ma invece di incoraggiare questo trend ci si preoccupa di spremere fino alla fine chi ha già fatto il proprio. E se invece di una legge che estenda l’età della donazione ne pensassimo un’altra che preveda, ad esempio, l’inserimento nei percorsi scolastici della donazione del sangue o la presentazione delle attività del Terzo Settore?

FotoAldo (3)Sono certo che di proposte simili ce ne sono tante, allora perché non provare a farci portatori di un cambiamento? Altrimenti il nostro non sarà mai un paese per giovani.

Aldo Ozino Caligaris
Presidente nazionale FIDAS

 

 

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