Il Chikungunya spiegato al mio vicino di casa…e magari anche al resto del condominio (II parte)

Perché la questione si complica? Perché a contrarre il virus ad Anzio sono state anche persone che risultano residenti nel Comune di Roma e che nella capitale sono rientrate dopo le ferie estive. Ed anche in questo caso, pur non trattandosi di una megalopoli, si tratta di una città in cui, oltre ai residenti, nel giro dell’ultimo mese sono transitate diverse centinaia di migliaia di persone. Anche solo di passaggio nelle stazioni della capitale che quotidianamente registrano un traffico intensissimo.
Motivo per cui il Sistema sangue, all’interno del quale agiscono il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Nazionale Sangue e i Centri Regionali Sangue e non ultime le Federazioni e Associazioni dei donatori di sangue, si trova ad affrontare una vera e propria emergenza.
Mosquito-Carried_Diseases_(20565047612)Proprio ieri sera (13 settembre), in seguito alla “segnalazione di casi umani confermati da infezione autoctona da virus Chikungunya in soggetti residenti nel Comune di Roma” è arrivata la decisione di limitare l’accesso alla donazione di sangue ai residenti nella ASL Roma 2 e di adottare una serie di provvedimenti volti a garantire la sicurezza trasfusionale, ma al tempo stesso a non portare ad una situazione di irreperibilità degli emocomponenti che vorrebbe dire non solo arrestare gli interventi programmati, ma non garantire quelli d’urgenza, come pure le terapie per i pazienti oncologici o talassemici.
A questo punto la compensazione interregionale diventa indispensabile: le altre Regioni d’Italia sono chiamate a supportare questo deficit fino a quando non si sarà ripristinato in necessario equilibrio.
Ma il mio vicino di casa rimane con un interrogativo: ogni estate da diversi anni si affronta il problema del West Nile Virus che periodicamente con la bella stagione torna a far le ferie nel Belpaese (e non solo). Per arginare il problema è stato introdotto in molte Regioni il test NAT che permette di verificare se il donatore sia stato contagiato o meno dal virus. Non si potrebbe ricorrere quindi ad un test simile per evitare di bloccare la raccolta nella città eterna? Sicuramente i costi di effettuazione di uno screening del genere sarebbero inferiori a quelli necessari a rimborsare il sangue dalle altre Regioni secondo il principio della compensazione di cui sopra.
In realtà non è così semplice in quanto il test per il Chikungunya non è stato ancora reso disponibile, non solo in Italia dove l’ultima epidemia risale al 2007, ma neppure in territori come quelli francesi dove costantemente si verificano casi di infezione (ad esempio l’isola di Reunion o il dipartimento del Var). In Francia, infatti, si applica il criterio di sospensione temporanea di 28 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nelle aree dove si sono registrati casi autoctoni d’infezione.
ProvetteMa l’uomo della porta accanto non è soddisfatto e vuole sapere perché il test non sia stato messo a punto. La risposta è che attualmente esistono test diagnostici per il caso clinico, ma non sono stati ancora approvati e convalidati quelli per l’accertamento di negatività su campioni che consentano l’esclusione della presenza del virus ai fini della qualificazione delle unità da trasfondere.
Allora è possibile un’altra soluzione? D’altronde se lavoriamo sui grandi numeri sappiamo bene che sulle decine, centinaia di migliaia di persone che hanno soggiornato o siano transitate ad Anzio o a Roma solo in pochissime hanno contratto il virus. E tra quei pochissimi quanti sono donatori di sangue? Considerati i sintomi della patologia si può ipotizzare che chi sta bene in salute e non ha manifestato i sintomi del virus possa comunque donare. Tuttavia bisogna ricordare una cosa: i criteri di qualità e sicurezza del sangue in Italia sono i più alti al mondo. Perché se è vero che il virus Chikungunya non è mortale per la stramaggioranza della popolazione, è anche vero che il virus in questione può avere conseguenze importanti o addirittura può essere fatale per chi è già indebolito o ha patologie pregresse. E una persona riceve una trasfusione quando ne ha bisogno, perché la sua situazione di salute è precaria per diversi motivi.
Ecco perché la scelta è stata quella di procedere con la massima cautela, applicando da una parte una quarantena di 5 giorni ai cittadini delle aree di Roma non direttamente coinvolte dal provvedimento e dall’altra una sospensione di 28 giorni per tutti coloro che siano transitati a Roma o ad Anzio da altre Regioni. E non si tratta di poche persone.
A questo punto si può davvero parlare di “emergenza”, un termine che abbiamo sempre cercato di utilizzare con la necessaria cautela, ma che oggi, purtroppo, sembra l’unico che possa definire la situazione attuale del Sistema Sangue.

Ah, dimenticavo: il Chikungunya non c’entra nulla con la malaria.

Cristiano Lena
Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

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