Il Chikungunya spiegato al mio vicino di casa (I parte)

In questi giorni è rimbalzata sui media la notizia sulla diffusione del virus Chikungunya, una malattia di origine virale, il cui nome richiama il principale effetto della malattia. In lingua swahili Chikungunya significa appunto “ciò che curva” o “ciò che contorce”. Il virus, infatti, porta i pazienti ad assumere posizioni innaturali che consentano di limitare i dolori articolari che, insieme a febbre alta, brividi, nausea, vomito e reazioni cutanee caratterizzano questa patologia.

Zanzara1In molti hanno scherzato su un nome impronunciabile (ma nemmeno troppo), ma effettivamente la situazione si presenta alquanto critica. Non perché il Chikungunya sia mortale, in fondo non è poi tanto diverso da un’influenza, magari un po’ più aggressivo, ma è assolutamente curabile, tanto che i sintomi più evidenti, comprese le eventuali manifestazioni cutanee, si risolvono spontaneamente in pochi giorni. Per dovere di cronaca, occorre tuttavia ricordare che il virus in questione può avere conseguenze importanti o addirittura può essere fatale per soggetti debilitati, come anziani se presentano patologie di base.

Ora perché il Chikungunya è tornato ad essere familiare in Italia dopo 10 anni, da quando una diffusione simile aveva infestato la Romagna?

Anzio3Qualche settimana fa sono stati individuati alcuni casi di persone che hanno contratto il virus. Per lo più membri di una stessa famiglia che hanno villeggiato nel mese di agosto nel comune di Anzio (RM). La località del litorale romano non è certo New York o Città del Messico, per numero di abitanti e flusso di turisti, ma è una cittadina molto frequentata durante l’estate da villeggianti, da romani che hanno la seconda casa, ma anche da quanti vogliono passare qualche giorno nelle isole pontine (Ponza e Ventotene per intenderci) e che per questo si imbarcano proprio dal porto della cittadina laziale.

Anzio2E il virus Chikungunya, a differenza del suo cugino West Nile, con cui abbiamo una maggiore familiarità, viene trasmesso attraverso zanzare tigre (Aedes Albopictus) che circolano giorno e notte, motivo per cui la sospensione dalla donazione di sangue riguarda tutti coloro che sono transitati per Anzio anche solo per poche ore.

A questo punto la conclusione dell’uomo della porta accanto, il mio vicino di casa appunto, è semplice: basta escludere in via cautelativa dalla donazione di sangue coloro che vivono ad Anzio e coloro che vi siano transitati nell’ultimo mese. Tuttavia, non vale l’equazione “sono stato ad Anzio, quindi ho contratto il Chikungunya”. Comunque questa soluzione è stata adottata dal Centro Nazionale Sangue nella piena consapevolezza dell’effetto di tale scelta, perché, come abbiamo detto prima, si tratta di escludere diverse migliaia di persone.

LazioAllora se un cospicuo numero di donatori non può donare il sangue, è necessario trovare delle misure compensative. Il Lazio, lo sappiamo bene, già vive in una situazione di costante criticità dovuta principalmente all’alta presenza di ospedali che accolgono pazienti provenienti da tutto lo stivale. Per questo da anni ricorre alla compensazione interregionale, ossia tramite apposite convenzioni riceve il sangue da quelle Regioni, se disponibili, che hanno una raccolta maggiore rispetto al proprio fabbisogno. Per cui il problema sembrerebbe risolto. Ma la questione si complica (continua)

Cristiano Lena
Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

 

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