Ancora con il sangue a pagamento?

Probabilmente l’ondata di calore di questi giorni ha dato i suoi effetti. O probabilmente non è colpa del caldo. Fatto sta che ancora una volta l’erudito cybernauta, l’esperto tuttologo che naviga in rete, il gotha della conoscenza che ama intervenire su ogni tematica apportando il proprio fondamentale contributo, ci ha regalato le sue perle di saggezza.
Chiariamoci: ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero e così faccio anche io, cercando di rispondere a qualcuno che, secondo me, non ha proprio le idee chiare. E come hanno fatto quanti hanno risposto in modo corretto al personaggio in questione.
Allora partiamo dall’inizio. Ieri pomeriggio, sulle pagine de Il Fatto Quotidiano è uscito un articolo sulla carenza sangue. I colleghi giornalisti in realtà hanno pubblicato una parte del Comunicato stampa del Centro Nazionale Sangue e del CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del sangue) che metteva in luce la carenza di sangue in questi mesi.
È un tema di cui si è parlato spesso e che continua a destare preoccupazione. Senza sangue ed emocomponenti non si può procedere agli interventi di urgenza (pensiamo a chi rimane coinvolto in un incidente) o alla cura di pazienti che necessitano di terapie trasfusionali, come i malati oncologici o i pazienti talassemici. E tanto meno di possono effettuare interventi programmati.
Come avvenuto per Il Fatto Quotidiano, così tante altre testate hanno ripreso il comunicato. Ma nella pagina facebook del giornale hanno cominciato ad apparire alcuni messaggi che lasciano alquanto interdetti.
Più volte ho avuto modo di commentare situazioni simili e ancora una volta vorrei chiarire quanto affermato dai personaggi in questione con quella sicumera propria di chi ha scarsi argomenti.

La prima affermazione è la seguente: “Ho donato per un po’ di tempo all’AVIS, ma quando ho saputo che loro lo rivendono agli ospedali ho chiesto se potevo donarlo direttamente in ospedale mi hanno detto che non è possibile”. E ovviamente ha voluto sottolineare “il mio sangue potete scordarvelo”.IlFattoQuotidiano1
Allora carissimo cybernauta, ti ricordo che quando si fanno affermazioni di questo tipo, è per lo meno corretto indicare le fonti. Ossia, chi ti ha detto che lo rivendono in ospedale? Qual è la fonte autorevole che ti ha edotto in tal modo? Chi è il “curioso” che ha fatto un’indagine che ha portato a questa scoperta? Sappi che in Italia il sangue non si paga. Se un paziente necessita di una terapia trasfusionale, ovvero di sangue, di plasma, di globuli rossi o di piastrine, non deve mettere mano al portafogli. La terapia trasfusionale, infatti, rientra nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, ultimamente aggiornati dalla Ministra della Salute. Quindi è garantita dal Servizio Sanitario Nazionale senza prevedere neanche la compartecipazione di spesa (ossia a nessun titolo è richiesto il ticket). Inoltre se AVIS, come pure le altre associazioni che gestiscono Unità di Raccolta come FIDAS, Fratres e Croce Rossa Italiana, percepiscono del denaro, lo fanno per sostenere le spese di gestione dell’Associazione, dal canone di locazione della propria sede (e se vuoi posso fornire un elenco di sedi che non hanno dal comune dei locali in comodato d’uso come affermi più avanti) alle utenze di luce, gas e telefono, al rimborso spese dei volontari che hanno cariche associative, come previsto nei loro statuti, nonché la copertura delle attività previste dalla normativa e svolte in convenzione. Il tutto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 14 aprile 2016 in sostituzione dei precedenti atti normativi in merito.
I volontari sono volontari, ma il personale medico e infermieristico no. Sarebbe bello un mondo in cui ognuno di noi possa fare volontariato sempre. Ma ci sono persone, pensa un po’, che devono lavorare per vivere. Così medici e infermieri, che mettono a disposizione la loro professionalità, vengono pagati per il lavoro che svolgono. D’altronde, perché un medico o un infermiere che in ospedale sono retribuiti per il loro lavoro non dovrebbero esserlo in un’Unità di Raccolta gestita dall’Associazione e che opera sotto la responsabilità tecnica del Servizio Trasfusionale dell’Azienda sanitaria convenzionata?
IlFattoQuotidiano2Nello stesso post, inoltre, si rimarcava il fatto di andare direttamente in Ospedale per donare il sangue. Come ho ricordato altre volte Iscriversi ad un’associazione favorisce una più corretta chiamata del donatore. È vero che la donazione è un atto anonimo, volontario, gratuito e non remunerato, ma in questi anni si sta lavorando per garantire che la donazione programmata avvenga quando serve. L’associazione dei donatori di sangue sa di quale emocomponente c’è bisogno e soprattutto quando ce n’è bisogno ed associarsi (come hanno fatto l’80% dei donatori periodici in Italia) permette una programmazione del dono mirata, senza che nemmeno una goccia di sangue vada sprecata.
Ci sarebbe ancora molto da dire, ma vorrei solo lasciare un ultimo messaggio, anzi due.
1. Per fortuna, in molti hanno dimostrato di essere informati correttamente sul Sistema trasfusionale: vuol dire che il lavoro fatto in questi anni ha prodotto i suoi frutti e che sono sempre di più i cittadini consapevoli. 2. Spero che il nostro amico, o un suo amico o un amico di un amico, o qualche suo parente non abbia mai bisogno di sangue. In quel caso, cosa farà? Andrà a fare un prelievo in banca?
Cristiano Lena, donatore di sangue e responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale.

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