Allarme siccità

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn questi giorni di inizio estate, dopo un inverno e una primavera particolarmente scarsi di precipitazioni, l’Italia è stata investita da una persistente ed eccezionale ondata di caldo torrido. In molte Regioni si parla di rischio siccità ed è stato dichiarato lo stato di emergenza. Raccolti in pericolo e previsioni drammatiche per i prossimi mesi. Se il clima non dovesse offrire una tregua nell’immediato futuro, se questa situazione non mutasse in tempi brevi, i danni sarebbero enormi per l’agricoltura, l’allevamento e l’ambiente. Certo siamo tutti chiamati a razionalizzare il consumo idrico, siamo tutti responsabili nell’utilizzo dell’acqua, ma purtroppo il ruolo principale è della natura. Lo abbiamo vissuto anche qualche anno fa e probabilmente si tratterà di un fenomeno destinato a ripetersi. L’abbandono da parte degli Stati Uniti degli accordi sul clima di Parigi, per molti è stato un altro duro colpo, in un ambito già compromesso da scelte politiche e da interessi economici, che richiede un’azione decisa da parte degli Stati come pure da parte del singolo individuo che abita in Paesi così detti sviluppati. Purtroppo in questi casi gli interventi compensativi da parte dell’uomo possono solo contenere in parte le conseguenze e richiedono, comunque, un grande impegno di risorse e di investimenti. Si possono, infatti, individuare tre linee principali di azione: la gestione efficiente delle acque e il riciclaggio delle acque depurate, l’introduzione di tecniche colturali per la riduzione dei consumi di acqua nell’agricoltura, la desalinizzazione delle acque con il supporto delle fonti rinnovabili.

Ora, mutatis mutandis (ma neanche troppo), il sistema sangue non differisce molto da un sistema più grande di cui fa parte. E in Italia stiamo vivendo un periodo di siccità del sangue. Nelle ultime settimane la bacheca quotidiana di SISTRA evidenzia le richieste trasfusionali di diverse Regione e i media riportano appelli da parte delle Regioni stesse, delle Aziende Ospedaliere e naturalmente delle Associazioni dei donatori; anche i rubinetti del sangue sono a secco. E ci sono almeno due fattori che destano una certa preoccupazione. In primo luogo il periodo dell’anno: storicamente, infatti, le maggiori criticità nella raccolta si registravano durante i mesi di luglio e agosto, mentre quest’anno gli appelli hanno preso il via già dal mese di maggio. L’altro dato è che questi appelli non provengono solamente da quelle Regioni che vivono frequentemente periodi di difficoltà per l’approvvigionamento di sangue ed emocomponenti a causa di una serie di fattori, ma da territori cosiddetti “virtuosi”, in grado di sopperire abitualmente ai fabbisogni esterni e che ora non riescono a rispettare gli impegni programmati di compensazione interregionale.

Le cause di questo fenomeno? Se ne sono annoverate tante: abbiamo più volte fatto riferimento all’invecchiamento della popolazione e alla mancanza di ricambio generazionale, ma c’è chi punta il dito sui nuovi criteri di selezione del donatore, chi sottolinea una perdita di senso civico, chi ancora attribuisce questo calo al “logorio della vita quotidiana” che bisogna affrontare con una maggiore flessibilità nei confronti dei donatori. Le cause sono molteplici e probabilmente è il caso di parlare di una serie di fattori che hanno portato ad una diminuzione delle donazioni. Indubbiamente, anche per questa emergenza, è necessario individuare alcune linee di azioni.

LorenzinInnanzitutto la riduzione delle unità di emocomponenti eliminate per scadenza! Oltre 35.000 unità di globuli rossi ma anche decine di migliaia di unità di plasma da aferesi e da scomposizione non utilizzate per iperdatazione rappresentano, come evidenziato dal Ministro Beatrice Lorenzin in occasione della Giornata mondiale del Donatore, una gravissima criticità sulla quale avviare attente valutazioni e intervenire con opportuni correttivi. Il costante monitoraggio dell’appropriato utilizzo degli emocomponenti per uso trasfusionale associato all’implementazione di strategie come il Patient Blood Management che riducono in modo significativo l’utilizzo dei prodotti del sangue. La riorganizzazione delle reti trasfusionali regionali per offrire ai donatori maggiori disponibilità per la donazione volontaria e sempre più programmata.

A questo punto, comunque, occorre trovare le necessarie soluzioni perché quanti hanno bisogno di sangue non possono aspettare, come non può farlo l’agricoltore che vede andare in fumo un anno di lavoro perché non riesce ad irrigare il terreno. Inoltre, le Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue devono rispondere a questa necessità, “mettendosi in discussione”, come ho avuto modo di ricordare nella relazione presentata al recente Congresso nazionale. Doveroso denunciare le carenze e sollecitare le scelte di miglioramento del sistema trasfusionale ma inutile sperare e aspettare che le soluzioni piovano dal cielo, o che magari (ma anche no) che “qualcuno” faccia qualcosa e che le cose cambino. È ora di tirarsi su le maniche e questa volta non è una bella metafora…

Aldo Ozino Caligaris
Presidente nazionale FIDAS in NOI IN FIDAS 2-2017

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...