Quest’intervento (non) s’ha da fare

Negli ultimi giorni, con una frequenza significativa, in sede nazionale FIDAS si sono susseguite alcune telefonate decisamente preoccupanti. Riferisco le ultime due per dovere di cronaca. Mercoledì scorso un uomo mi ha comunicato che sua madre doveva essere operata in un noto ospedale romano. Ma dal reparto gli avevano chiesto di portare dei donatori di sangue in quanto l’intervento avrebbe richiesto l’utilizzo di alcune sacche che occorreva “rimpiazzare” in qualche modo, altrimenti quest’intervento “non s’ha da fare”

La seconda telefonata è arrivata giovedì. Questa volta una signora, dalla voce non più giovanissima, mi ha raccontato un episodio simile. Dovendo subire un intervento programmato presso una clinica della capitale (priva di servizio trasfusionale, ma che afferisce ad un ospedale che ne è provvisto), Le è stato chiesto di mandare a donare sangue parenti o amici. In entrambi i casi sono rimasto piuttosto amareggiato e nel secondo caso ho fatto presente che richieste di questo tipo potevano avere un senso più di venti anni fa ma non nell’Italia del 2017.

Ed ovviamente non è la prima volta che mi trovo a rispondere personalmente a richieste di questo tipo. Approfitto per cercare di chiarire la questione, augurandomi che quanto scrivo sia condiviso il più possibile al fine di mettere i cittadini a conoscenza della procedura corretta che dovrebbe essere seguita in questi casi. 

donazioneInnanzitutto la terapia trasfusionale, ossia il sangue di cui un paziente ha bisogno per i più svariati motivi, rientra tra i LEA, ossia i Livelli Essenziali di Assistenza. Quindi è garantita dal Servizio Sanitario Nazionale senza prevedere neanche la compartecipazione di spesa (ossia a nessun titolo è richiesto il ticket).

Nella Repubblica Italiana, che abbiamo appena celebrato, esiste un Sistema Sanitario Nazionale, istituito con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, che riconosce tra l’altro l’attività delle associazioni e Federazioni dei donatori di sangue…(come riportano l’articolo 1 “Le associazioni di volontariato possono concorrere ai fini istituzionali del servizio sanitario nazionale nei modi e nelle forme stabiliti dalla presente legge” e l’articolo 45 “E’ riconosciuta la funzione delle associazioni di volontariato liberamente costituite aventi la finalità di concorrere al conseguimento dei fini istituzionali del servizio sanitario nazionale”.

Chiarita per l’ennesima volta la normativa in merito, a questo punto ricordo che le Associazioni e Federazioni dei donatori promuovono l’informazione e l’educazione al dono del sangue, degli emocomponenti e delle cellule staminali emopoietiche, promuovono l’educazione alla salute nella popolazione nel suo insieme, con interventi a livello nazionale, regionale e locale e soprattutto aderiscono al programma nazionale per il raggiungimento dell’autosufficienza di sangue e di emocomponenti.

Questo “programma nazionale di autosufficienza” che viene pubblicato ogni anno, indica, sulla base dei dati dell’anno precedente, i fabbisogni del sistema trasfusionali per sangue ed emocomponenti a livello nazionale e regionale. E l’Italia, grazie alla compensazione interregionale (quindi al supporto di quelle Regioni d’Italia che raccolgono di più rispetto al proprio fabbisogno), ha raggiunto da anni l’autosufficienza per il sangue.

Inoltre da un bel po’ di tempo esiste SISTRA, il Sistema Informatico per i Servizi Trasfusionali istituito con il DM Salute il 21 dicembre 2007, che quotidianamente aggiorna sugli effettivi bisogni, le eventuali mancanze e le eccedenze a disposizione.

A questo punto ritorniamo sui due casi citati all’inizio. Durante la scorsa settimana non mi risulta che sulla bacheca SISTRA fossero presenti situazioni di criticità tali da non poter essere gestite attraverso una procedura ordinaria. Allora perché da ben due reparti ospedalieri il personale medico o infermieristico, non so bene chi abbia fatto le richieste ai due pazienti, ha sentito il dovere di sollecitarli affinché qualcuno andasse a donare il sangue? Non funziona in questo modo. Il sangue, o per dirla meglio, la terapia trasfusionale, deve essere garantita al paziente, come gli è garantito un qualsiasi altro trattamento medico nel momento in cui è preso in carico dal Servizio Sanitario Nazionale. E se, come nel caso dei due pazienti che mi hanno contattato, non ci fosse nessuno disposto a donare il sangue? Oltre ad affrontare un PoltroneVuote.JPGintervento chirurgico con la normale paura di “mettersi sotto i ferri” dovrebbero anche pensare che se non si trova il sangue non possono essere operati? Penso che sia opportuno rivedere un’abitudine andata avanti per anni in Italia, come in tanti altri paesi. È evidente che qualcosa nel sistema non funziona. È evidente che gli sforzi fatti dalle Associazioni e Federazioni dei donatori che si preoccupano di sensibilizzare la popolazione, informandola correttamente sulla donazione di sangue, rischiano di essere vanificati. Anche perché, se nel giro di due giorni il sottoscritto ha ricevuto due telefonate, scommetto che almeno a venti pazienti sia stato fatto lo stesso discorso. Ma negli altri 18 casi le persone interessate hanno trovato un paziente o un amico disposti a donare il sangue. E se qualcuno tra loro è stato avvicinato ed informato correttamente nel momento della donazione magari tornerà a donare, altrimenti rientrerà nel novero dei donatori occasionali.

Mentre le associazioni dei donatori, in linea con gli altri attori della Rete Trasfusionale, lavorano perché il numero dei donatori occasionali si riduca drasticamente, puntando a fidelizzare il donatore ricordando l’importanza di un gesto volontario, anonimo, gratuito e soprattutto periodico.

A questo punto voglio rivolgermi a chi ha richiesto il sangue ai due pazienti in questione: “Cari medici, forse è il caso che vi aggiorniate in merito alla normativa, perché come non si chiede a un paziente ricoverato di portare il busturi per l’operazione o di provvedere al rifornimento dei antibiotici, così non si chiede il sangue. Perché questo intervento…s’ha da fare”.

Cristiano Lena
Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

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