Il bagaglio che ci portiamo a casa

Sono passate un paio di settimane dal Corso #formAzioneFIDAS e con la necessaria calma riesco a fare un bilancio di quest’esperienza e soprattutto a pensare cosa mi porto a casa da questi tre giorni di formazione.
Gli appuntamenti FIDAS intensivi come questi sono per me una medaglia con le due facce. Da una parte ci sono i mesi di preparazione degli eventi, il contatto con i relatori, gli aspetti logistici che ogni volta mi portano a dire “speriamo che finisca presto”. Dall’altro lato la soddisfazione che arriva al termine dell’esperienza, sia perché tutto è andato come doveva andare (o quasi), sia perché si mettono nel bagaglio volti e voci di tanti volontari, riflessioni condivise, incontri che fanno bene all’attività di tutti quanti vivono la donazione del sangue.

foto-copertina-corso-formazionefidasQualche numero per capire meglio di cosa stiamo parlando. Il corso #formAzioneFIDAS ha coinvolto 134 volontari provenienti da 32 Associazioni di tutta Italia; si è svolto da venerdì 25 a domenica 27 novembre. Il fil rouge di quest’anno sono stati i giovani. Non solo quelli che hanno partecipato (quest’anno erano davvero molti), ma i destinatari principali della nostra attività di sensibilizzazione. Non essendo più anagraficamente giovane, con il passare del tempo penso spesso che l’attenzione delle Associazioni debba essere rivolta verso tutti, ma è pur vero che il nostro futuro è nelle mani delle nuove generazioni e se non lavoriamo bene adesso, rischiamo di rimpiangerlo tra qualche anno.

I giovani, dicevo, sono stati destinatari della ricerca “Giovani e volontariato” presentata da Maria Paola Piccini, docente di metodologia della ricerca presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Pontificia Salesiana. I dati emersi sono confortanti: i giovani donatori hanno voglia di impegnarsi nel volontariato e molti di loro sono disposti a rimboccarsi le maniche all’interno dell’Associazione. Certamente i risultati non sono rappresentativi della popolazione italiana, ma danno comunque un segnale positivo: sta a noi continuare a coinvolgerli nelle attività, consapevoli che è importante offrire loro non solo un luogo dove lavorare, ma una famiglia che li accolga.

Soprattutto ai giovani si rivolge Marsha De Salvatore con il suo spettacolo “DM: non si cava sangue da una rapa”. L’attrice statunitense che da anni vive in Italia racconta nelle scuole (e non solo) la sua esperienza. Un vortice di risate ma anche di emozioni che non hanno lasciato indifferenti i partecipanti al corso.
Ai giovani è indirizzata in particolar modo la nostra attività di sensibilizzazione nelle scuole. Un percorso che necessita della necessaria organizzazione come ha ricordato il DS Carlo Maccanti e di un’accurata preparazione. Tone Presern ci ha guidato in un percorso di educazione al dono, facendo riflettere i partecipanti al corso su cosa fare e come fare per portare le nuove generazioni a tendere le braccia alla solidarietà.

donazione-5Ed appena concluso il corso ho avuto la fortuna di mettere in pratica quello che abbiamo imparato. Quattro ore di incontri con le classi IV e V dell’Istituto per raccontare l’esperienza della donazione di sangue, per raccogliere le domande e sciogliere i possibili dubbi. E i giovani ne hanno davvero tanti. Comunque questa mattina ho accompagnato gli studenti (ma anche i colleghi professori) della scuola “Giuseppe Di Vittorio” di Ladispoli, dove insegno da tre anni, al Servizio Trasfusionale dell’Ospedale Bambino Gesù di Palidoro per la donazione. Per alcuni era la prima volta, ma per qualcun altro un’esperienza già vissuta nel mese di febbraio quando è stato creato il Gruppo Donatori di Sangue “Sonia Mete” in memoria di una cara collega scomparsa. Questa mattina eravamo in 30: tra loro chi è rimasto deluso perché oggi non ha potuto donare, ma si è voluto informare bene per la prossima volta. Forse un piccolo numero ma destinato a crescere. Al termine della mattinata ho ripensato a quanto fatto in queste due settimane, a quello che ha funzionato e a quello su cui dovevo lavorare meglio, alle informazioni fornite e all’entusiasmo che ho cercato di comunicare. E mi piace pensare che c’è ancora molto da fare, a partire dalla condivisione con quanti, come me, incontrano gli studenti e offrono loro la possibilità di fare esperienza del dono. Intanto ho già fissato la prossima donazione per gli studenti della scuola.

Cristiano Lena, Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

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