Giovani e volontariato del dono. Un binomio possibile

gplus3Nel corso dell’estate 2016 FIDAS ha portato avanti un’indagine rivolta ai giovani donatori di sangue, non solo aderenti alla FIDAS ma anche ad altre realtà associative del dono. L’indagine nasce dall’interesse e dall’attenzione di FIDAS nei confronti dell’impegno dei giovani nel volontariato e, in particolare, dell’attività dei giovani nel volontariato del dono del sangue e si propone l’obiettivo di predisporre, al meglio, strategie di intervento che possano stimolare un maggiore coinvolgimento degli stessi donatori nella vita associativa, attraverso la valorizzazione delle diverse esperienze. A tale scopo è stato predisposto un breve questionario suddiviso in tre parti: la prima destinata a rilevare le principali caratteristiche sociodemografiche degli intervistati; la seconda riguardante l’esperienza del volontariato nel suo complesso e nei diversi settori (comprese le motivazioni che spingono a dedicarsi al volontariato e le conseguenze derivate da queste stesse esperienze) e la terza di approfondimento riguardo al coinvolgimento all’interno dell’associazione donatori sangue. Il questionario on-line è stato somministrato dal 1 luglio al 31 agosto 2016 ai giovani dell’associazione di età compresa tra i 18 e i 28 anni che hanno donato sangue e/o emocomponenti nel corso degli ultimi due anni, attraverso lo strumento Polls for Facebook, pubblicato sulla pagina Facebook di FIDAS.

Hanno partecipato rispondendo al questionario (secondo le informazioni fornite dalla stessa piattaforma) circa il 9% di quanti hanno visitato la pagina, ossia 531 giovani donatori. Quanti hanno deciso di aderire allo studio (probabilmente i più motivati e coinvolti) rappresentano, dunque, una cosiddetta selezione opportunistica di intervistati. Per questo motivo, i risultati non sono generalizzabili a tutti i giovani donatori, tuttavia, consentono di trarre indicazioni molto utili, soprattutto considerando l’intento esplorativo-descrittivo dell’indagine. Per quanto riguarda le sezioni di appartenenza, in estrema sintesi, sono abbastanza ben rappresentate tutte le aree geografiche: Nord Est (37,9%); Nord Ovest (25,8%); Centro, Sud e Isole (36,3%). Nel campione si individua, poi, una netta prevalenza di donne (61,8%) e di donatori molto giovani, infatti, il 50,8% ha età compresa fra i 18 e i 23 anni. Gli intervistati sono prevalentemente diplomati (68,7%) e laureati (25,2%), compatibilmente con l’informazione circa l’attività lavorativa svolta per la quale si registra il 51,4% di studenti. In questo caso, sorprende il dato riguardante gli intervistati che dichiarano di avere un’attività lavorativa a tempo indeterminato che complessivamente ammonta al 15,4% del totale.

giovani-fidas-300x156I giovani donatori che affermano di svolgere attività di volontariato anche in altri settori oltre a quello della donazione di sangue contribuiscono a delineare un quadro piuttosto positivo, infatti, sono quasi la metà del totale (47%). I settori specifici nei quali è più frequentemente svolta tale attività di volontariato sono: le Attività ricreative e culturali (indicata dal 49,8% dei rispondenti), la Sanità (indicata dal 26,9%), la Religione (17,7%) e l’Assistenza sociale (17,3%)[1]. Per quanto riguarda le motivazioni che spingono a dedicarsi al volontariato, quelle indicate più frequentemente sono: “per dare un contributo alla comunità” (67%), “credo nelle finalità perseguite dall’associazione” (59,4%), “per seguire le mie convinzioni” (31,9%) e “per rispondere ai bisogni della società civile” (25,7%). Si tratta, dunque, prevalentemente di motivazioni eterodirette, che indicano apertura verso gli altri, anche se non mancano motivazioni ego-riferite, come il mettersi alla prova (23,2%) e la crescita dal punto di vista professionale (22,8%). In merito alle conseguenze dell’attività di volontariato, in generale nei diversi ambiti, il 55,6% dei rispondenti dichiara di sentirsi meglio con se stesso, il 45,4% di aver allargato la propria rete di rapporti sociali e il 37,5% di aver migliorato la propria capacità di relazione. Seguono poi quanti affermano di aver cambiato il proprio modo di vedere le cose (40,7%) e di aver maturato una maggiore consapevolezza delle proprie capacità (29,1%). Sembra, dunque, che le ricadute principali dell’attività di volontariato siano da ricondurre in primo luogo a livello individuale e, in secondo luogo, a livello sociale.

Solo il 27% degli intervistati dichiara di svolgere, all’interno dell’associazione donatori sangue, anche altri incarichi oltre alla donazione stessa di sangue e/o emocomponenti. In particolare, il 55,6% dei rispondenti si occupa della promozione nell’ambito di eventi pubblici, il 45,8% dell’organizzazione di eventi, il 31% di attività di sensibilizzazione nelle scuole. Seguono poi le attività di accoglienza (25,4%) e ristoro (18,3%) dei donatori, la tenuta di relazioni con istituzioni, enti e altre associazioni (23,2%). Il coinvolgimento nel direttivo come responsabile, consigliere, rappresentante o (vice)presidente riguarda solo il 16,2% dei giovani donatori che hanno risposto, ma anche attività come la gestione del sito internet (17,6%), dei social media (10,6%) e dell’ufficio stampa (6,3%) sembrano essere meno rappresentate. Infine, le attività di formazione sono indicate soltanto dall’8,5% dei rispondenti. Quanti hanno risposto di non svolgere altri incarichi in associazione sono stati invitati a indicare le motivazioni di questo mancato coinvolgimento e le risposte più frequenti sono: “non me lo hanno mai chiesto” indicata dal 38,1% dei rispondenti, “non ho mai preso in considerazione questa possibilità” indicata dal 37,6% ed anche “non saprei cosa fare” indicata dall’8,1%. Queste risposte meritano particolare attenzione, poiché sembrano individuare un prezioso bacino di giovani donatori che sarebbero disponibili a impegnarsi maggiormente in associazione, ma necessitano di orientamento e guida. Fra le altre motivazioni per il non coinvolgimento compaiono, poi, quanti dichiarano di “non avere tempo” (33,2%) e di essere “già impegnati in attività di volontariato in altri contesti” (17,8%). A questi stessi intervistati è stato chiesto di indicare quale incarico piacerebbe loro svolgere all’interno dell’associazione donatori sangue e le risposte, non senza sorprese, sono: “organizzazione di eventi, formazione e attività nelle scuole” (56,5%), “gestione dei donatori” (39,9%), “comunicazione e digital PR” (19,7%) e, infine, “ufficio stampa e relazioni istituzionali” (14,7%).

gplus5Allo scopo di ottenere una tipologia sintetica dei giovani donatori intervistati (naturalmente sulla base delle risposte indicate alle diverse domande del questionario) è stata effettuata una Cluster Analysis che ha consentito di individuare, essenzialmente, quattro gruppi di rispondenti. Nel primo gruppo, quello più numeroso, composto da 204 intervistati (38,4% del campione), sono classificati giovani donatori non coinvolti in altre attività, né in associazione, né in altri settori del mondo del volontariato, da orientare, in quanto disponibili a impegnarsi di più. Nel secondo gruppo si trovano classificati 185 (34,8%) giovani donatori, non coinvolti in altre attività in associazione perché già impegnati in altri settori, ma in buona parte, disponibili a un maggiore coinvolgimento nell’associazione stessa. Il 16,2% degli intervistati (86) rientra nel terzo gruppo: giovani donatori già impegnati in attività all’interno dell’associazione, ma che vorrebbero fare di più, soprattutto nell’organizzazione di eventi, nella formazione e nell’attività di sensibilizzazione all’interno delle scuole. Infine, il 10,5% degli intervistati (56) costituisce il quarto gruppo. Si tratta, in questo caso, di giovani donatori già pienamente dedicati alle diverse attività dell’associazione. Questi risultati sembrano suggerire che FIDAS abbia un discreto “spazio di manovra” in vista del miglioramento delle strategie di intervento per allargare il coinvolgimento dei giovani nei diversi ambiti all’interno della vita associativa. Il bacino di giovani donatori motivati e disponibili sembra essere ampio e consistente. Si raccomanda, dunque, di fare particolare attenzione per non perdere l’opportunità di andare incontro a questi giovani donatori che, se messi in condizione di farlo (attraverso affiancamento, orientamento e formazione adeguata), sembrano essere molto ben disposti ad assumersi l’impegno di uno o più incarichi in associazione.

 

Maria Paola Piccini

dottore di ricerca in Ricerca Applicata nelle Scienze Sociali
(Sapienza Università di Roma)
e docente di Metodologia della ricerca
presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale,
Università Pontificia Salesiana.

 

 

[1] Il totale delle percentuali non ammonta al 100% poiché per queste domande del questionario erano ammesse più risposte. Nel testo è riportata la percentuale sulle risposte valide.

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