Il posto migliore per conservare il sangue

Un popolo di insoddisfatti?

Forse è vero che siamo un popolo di insoddisfatti, che l’indice di felicità del nostro paese è piuttosto basso (nel 2016 siamo scesi al 50° posto nel mondo) e che ci piace lamentarci. Ma è anche vero che situazioni drammatiche, come il terremoto che ha distrutto tanti paesi del centro Italia, vedono un’immediata risposta da parte di tutti. E non si tratta solamente di prendere in mano il cellulare per mettere il “mi piace” al post strappalacrime, o di donare qualche euro (certo serve assolutamente anche questo) ma soprattutto cercare di fare qualcosa secondo le proprie forze, la propria disponibilità e la propria storia. La rete (probabilmente molto più dei media) ha raccontato centinaia di storie, ha diffuso le più diverse iniziative, tutte accomunate da un unico scopo: stare vicino alla gente che nel giro di pochi secondi ha perso tutto: familiari, amici, ma anche la casa, il posto in cui ha vissuto. Nelle ultime ore sto ascoltando racconti provenienti da tante parti del Belpaese che dipingono un’Italia che si sta dando da fare, consapevole che il terremoto non interessa solo Amatrice, Accumoli e i paesi della Valle del Tronto, ma che riguarda tutti. Ci sono gruppi che si sono autotassati per acquistare medicinali, o comitati che hanno raccolto generi alimentari di prima necessità tuttavia specificando che non c’era bisogno del Camembert o delle bacche di Goji, piuttosto di pasta, olio, zuccheri e biscotti. E probabilmente all’abitante di Orsomarso (CS) non sarà venuto in mente di mandare ai terremotati l’origano “che qui da noi è profumatissimo”. Insomma sembra proprio che nessuno sia rimasto a guardare.E noi donatori di sangue cosa possiamo fare?

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La risposta alle emergenze

A distanza di un mese dal disastro ferroviario in Puglia ci si è trovati in una situazione simile. In migliaia, hanno risposto agli appelli delle Associazioni. Ieri dalla sede nazionale FIDAS in prima persona ho risposto ad una quantità incredibile di telefonate e di messaggi provenienti da tutta la penisola, e a poco più di 24 ore di distanza non solo è stata soddisfatta l’emergenza, ma si è garantito l’approvvigionamento anche per le prossime settimane, tanto che proprio dalla tarda mattinata di oggi la Regione Lazio ha invitato a riprendere i normali orari dei Servizi trasfusionali riprendendo la raccolta programmata.

150557logo_ematos Questa mattina, prima delle 9, sono passato al Servizio Trasfusionale dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma dove dono il sangue. Non sono andato per donare, ma per vedere se serviva un aiuto per la gestione dei donatori che affluivano, per dare qualche informazione o preparare il caffè. In tanti anni non ho mai visto tanta gente in coda. Una bella testimonianza di solidarietà: c’erano genitori e figli che hanno voluto donare insieme, studenti reduci dall’esame di maturità, religiosi, impiegati, una collega giornalista, tanti lavoratori, molti rappresentanti della comunità ebraica romana (compreso l’ambasciatore d’Israele), come pure diversi turisti di passaggio a Roma.

Certo un po’ di amaro in bocca resta sempre (forse perché anch’io faccio parte di quella compagine di insoddisfatti…). La donazione di sangue dovrebbe essere un dovere civico consolidato da parte di tutti, mentre solo una piccola parte della popolazione di questo ne è consapevole. O almeno se ne ricorda solo quando ci sono emergenze di questo tipo. Certamente a tutti, indistintamente il grazie da parte dei riceventi, anche se il sangue donato non andrà a supporto dei feriti dal sisma, ma sarà utilizzato per curare un malato oncologico o la vittima di un incidente stradale o nonna Pina che senza l’intervento all’anca non può più camminare.

Donare quello che serve quando serve

Ma a questo punto mi permetto di sottolineare ancora un aspetto importante. Ieri è stato diffuso un Comunicato stampa fatto dal Centro Nazionale Sangue e dalle Associazioni e Federazioni di donatori di sangue di tutta Italia (FIDAS, Avis, Fratres e Croce Rossa Italiana), in cui si ricordava l’attivazione del piano per le maxi-emergenze. Il direttore del Centro Nazionale Sangue ha ricordato in diretta tv su Rai News 24 che solo nel corso della mattinata sono state soddisfatte le necessità immediate. Tuttavia gli organi di informazione non hanno raccolto in maniera uniforme il messaggio. Hanno continuato a rilanciare l’invito a donare, continuando a inserire messaggi provenienti da una sola fonte, favorendo quell’enorme afflusso non sempre semplice da gestire che in qualche caso ha portato anche a qualche malcontento: “ma come… vengo a donare e mi rimandate a casa?!”, oppure “possibile che in questi casi ci sia solo un medico selezionatore?” e così via.

Certamente, fin da subito tutti i media avrebbero dovuto cogliere il messaggio, inviato praticamente dalla mattina presto, di contattare le associazioni di riferimento prima di recarsi a donare, e non avrebbero dovuto ripetere per tutta la giornata il post dell’associazione locale sull’urgenza di donare il sangue, appello per altro non condiviso con gli organi istituzionali proposti…  Si è dovuti arrivare al TG2 delle 20.30 per vedere un servizio in cui con chiarezza si diceva: “non andate a donare il sangue senza aver contattato prima le Associazioni o i Servizi trasfusionali di riferimento” ribadendo l’importanza della programmazione che non vale solo in questi casi, ma in modo costante durante l’anno.

E poi ogni tanto non sarebbe il caso di ricordare che il posto migliore per conservare il sangue è il nostro corpo?

Cristiano Lena, donatore di sangue e Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

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