Inidoneo alla donazione, ma c’è un perché

DonazioneSangue (2)

Il 14 luglio ho letto sulle pagine del Corriere della Sera, nella rubrica di Isabella Bossi Fedrigotti (ibossi@corriere.it), la lettera di un ex donatore di sangue che raccontava un episodio accadutogli qualche giorno prima. Donatore dal lontano 1979, dopo un periodo di sospensione di 6 anni, in quanto la moglie era risultata portatrice sana di HBV (epatite B), aveva fatto la necessaria vaccinazione e ripreso a donare. Qualche giorno fa, tuttavia, è stato escluso dalla donazione poiché convivente con una portatrice sana di epatite B. Ovviamente il mittente della lettera lamentava il fatto che il Ministero della Salute (con il Decreto Ministeriale del 2 novembre 2015 “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti”), avesse rivisto i criteri di esclusione, non giudicandolo idoneo, dopo che per anni aveva donato con regolarità e quanto donato fosse stato validato.

omino-stopInfatti, il nuovo questionario anamnestico (allegato 2 del DM del 2 novembre 2015) che il candidato donatore è chiamato a compilare prima della visita con il medico, al punto 5 in merito all’esposizione al rischio di malattie trasmissibili con la trasfusione, pone la domanda “Il suo partner ha l’epatite B o C o è portatore dei virus dell’epatite B o C o crede di esserlo?” e ancora “Dall’ultima donazione e comunque negli ultimi quattro mesi ha avuto rapporti eterosessuali, omosessuali, bisessuali (rapporti genitali, orali, anali) con partner risultato positivo ai test per l’epatite B e/o C e/o per l’AIDS?” ed infine “Dall’ultima donazione e comunque negli ultimi quattro mesi ha vissuto nella stessa abitazione con soggetti portatori del virus dell’epatite B, e dell’epatite C?”. Nell’allegato 3 dello stesso decreto, inoltre, relativamente ai criteri per la selezione del donatore di sangue ed emocomponenti, si specifica che anche la semplice convivenza occasionale con un soggetto, non partner sessuale, con positività per HBsAg e/o anti HCV comporta una sospensione dalla donazione di 4 mesi e che la sospensione si applica anche se il donatore è vaccinato per l’epatite B. Ecco il perché dell’esclusione. L’ex donatore, quindi, terminava la sua lettera chiedendosi come mai i criteri fossero stati rivisti e perché un sangue considerato buono, ora venisse rifiutato.

Ora mi faccio io stesso alcune domande. La prima è la più scontata: perché scrivere ad Isabella Bossi Fedrigotti? Mi sfugge qualcosa o è divenuta un’esperta di donazione del sangue? Per quanto attenta al sociale, non mi sembra proprio la persona più adatta per affrontare un simile argomento. È come se per avere consigli sul lievito madre chiedessi informazioni a Marchionne, o per scegliere un appartamento vista mare mi rivolgessi a Stevie Wonder. Anche perché, allo sfogo del succitato donatore, la scrittrice risponde semplicemente: “Capisco il suo disappunto per non aver raggiunto la quota delle cento donazioni: da una legge ci si aspetterebbe buon senso e attenzione ai singoli casi, ma temo purtroppo che sia un’utopia”. Insomma, non proprio la risposta che uno si attende.

Non sono un esperto di leggi, ma alcune cose mi sono chiare: le norme giuridiche hanno, tra le altre, la caratteristica di essere generali ed astratte, ossia si applicano ad un numero indefinito di casi, non si occupano della situazione del singolo, anche se contemplato nella norma stessa.

DirezioneVietataMa più specificatamente vorrei provare a dare una risposta al nostro donatore. Più volte ho sottolineato un aspetto importante: la donazione di sangue è un dovere civico oltre che un atto di assunzione di responsabilità, ma non è un diritto; il che già mi sembra un importante punto di partenza. Ora, analizzando nello specifico la questione, occorre evidenziare che la recente normativa sul sangue, cui fa riferimento la lettera, è il risultato di un lungo lavoro di revisione portato avanti da tutti gli attori del Sistema Sangue (istituzioni nazionali e Regionali, rappresentanti dei pazienti e dei donatori, Società Scientifiche e rappresentati dei professionisti) volta a garantire la sicurezza dei donatori e dei pazienti e la qualità dei prodotti che sono risultato della donazione. I cambiamenti rispetto ai decreti del 2005 sono frutto anche delle modifiche introdotte dal progresso tecnologico o dal progresso della ricerca. Ovvero, quando le evidenze scientifiche effettuate non possono certificare in alcune condizioni la massima sicurezza per il ricevente, occorre adottare misure cautelative più restrittive, tra cui la sospensione (temporanea o permanente che sia) del donatore. Inoltre, come ha ricordato recentemente il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno “il decreto indica una serie di regole per il donatore, per il ricevente e per la qualità del prodotto che non possono essere interpretate, ma solamente applicate”, non per ridurre ad un mero esecutore di compiti il medico selezionatore, ma affinché l’interpretazione dello stesso sia sempre circostanziata nell’ambito del giudizio clinico.  (NOI IN FIDAS 2-2016, pagg. 16-17).

Personalmente mi dispiace molto per la delusione del donatore che per tanti anni con generosità ha teso il braccio e immagino che la delusione sia stata ancora più cocente vedendo che il suo sangue è sano, come indicato dalle analisi effettuate. Purtroppo quello che non può sapere è che, la semplice convivenza con una portatrice sana di epatite B è un fattore di rischio potenziale per il ricevente, anche se si è effettuata la vaccinazione, come evidenziato dagli studi clinici effettuati in questi anni.

Infatti è passato diverso tempo dall’introduzione della vaccinazione obbligatoria, ma le evidenze della letteratura scientifica hanno rilevato che c’è una quota di soggetti che non risponde alla vaccinazione; inoltre la vaccinazione per l’epatite B è diretta ad alcuni ceppi, ma occorre considerare che si tratta di un’infezione che muta nel tempo.

Quindi, il soggetto vaccinato può contrarre l’infezione e, anche se è protetto dalla stessa e non manifesta alterazioni patologiche, contrariamente a quanto si pensava in passato, può essere lui stesso il veicolo di trasmissione dell’infezione. Inoltre il soggetto ricevente di una trasfusione è sempre un paziente che si trova in una condizione critica, altrimenti non avrebbe bisogno di essere trasfuso.

Forse la possibilità di contagiare un ricevente è una su un milione, ma in questo caso, consapevole che il contagio non è impossibile, il nostro donatore giudicato non idoneo se la sentirebbe responsabilmente ancora di donare il sangue?

Cristiano Lena
Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

 

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