A scuola di dono

Vacanze di Natale. Per gli studenti sono il periodo del (meritato?) riposo. Per noi l’occasione per riflettere sulle attività di promozione e sensibilizzazione alla donazione di sangue nelle scuole. Nelle settimane passate molte associazioni FIDAS hanno condiviso la propria esperienza disegnando un quadro assolutamente dinamico sul coinvolgimento delle nuove generazioni all’interno delle istituzioni scolastiche e universitarie.

Perché, se rappresentano il futuro della donazione del sangue, i giovani sono innanzitutto il presente. E che si tratti di distribuzione di materiale informativo, di sensibilizzazione di studenti e relative famiglie o di raccolta di sangue ed emocomponenti, le Associazioni dei donatori ci sono. Chi da pochi mesi e chi da oltre 40 anni, dalle Alpi al Canale di Sicilia nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle Università italiane si insegna anche il valore del dono. E non si tratta semplicemente di invitare gli studenti maggiorenni a tendere il braccio e quelli che ancora non lo fanno a diventare ambasciatori all’interno della propria famiglia, piuttosto di educare al senso civico di un gesto che coinvolge tutta la collettività.

AScuolaDiDono3.jpgE quando questo aspetto è condiviso dalla comunità scolastica, può diventare un elemento fortemente educativo per tutti, non solo per chi sta sui banchi di scuola.

Confortanti in merito le indicazioni sull’inserimento delle attività promosse dalle associazioni FIDAS all’interno dei POF (Piano dell’Offerta Formativa) che delineano non solo le attività didattiche, ma anche le esperienze formative che gli studenti possono vivere all’interno dell’istituto che frequentano; circa il 40% delle Associazioni ha dichiarato che le proprie attività sono entrate a far parte del piano dell’istituzione scolastica. Così l’informazione sul dono del sangue e la stessa donazione contribuiscono alla crescita umana e personale; e in alcuni casi diventano anche crediti formativi.

AScuolaDiDono1L’attività delle associazioni FIDAS in questo ambito si presenta piuttosto variegata. L’informazione e la sensibilizzazione passano attraverso la distribuzione materiale informativo e di gadget, nonché di incontri delle classi con rappresentanti associativi per la maggior parte dei casi. Ma sono numerose le esperienze di incontri con personale medico e/o paramedico, come pure la visione di filmati ed il coinvolgimento dei genitori e del personale docente, ausiliario, tecnico e amministrativo. Le proposte non mancano e soprattutto il desiderio di cominciare ad educare fin da piccoli al valore del dono e della solidarietà che passa anche “da vena a vena”.

E dopo l’attività informativa e la preparazione in classe come si comportano gli studenti maggiorenni invitati a tendere il braccio? Molti di loro donano, ma per molti altri (una percentuale compresa tra il 20 e il 25%) non è possibile, in quanto risultano non idonei. Tra le principali cause, dichiarate dagli stessi, alcune interessano per lo più la popolazione femminile come il peso corporeo inferiore ai 50kg (limite indicato nella normativa vigente), o valori bassi di emoglobina o di pressione, spesso causati da un’alimentazione poco corretta o dall’insana abitudine di presentarsi alla donazione a stomaco vuoto

Ma a limitare l’accesso alla donazioni anche tatuaggi e piercing fatti nei mesi immediatamente precedenti e qualche volta l’uso di droghe leggere. In questi casi, tuttavia, si tratta di motivi di autoesclusione che spesso aumentano in seguito agli incontri formativi. In qualche caso anche i viaggi all’estero determinano la sospensione temporanea.

E poi non possiamo non ricordare la paura dell’ago che è una delle principali cause per chi decide di non donare.

Fino a questo punto sembra che vada tutto bene. Ma c’è un altro elemento da considerare. Una volta che gli studenti hanno terminato il loro percorso formativo cosa succede? L’indice dei fidelizzazione rivela in molti casi la difficoltà di mantenere viva la disponibilità alla donazione. Pochi i casi in cui oltre il 50% degli studenti coinvolti continuano a donare e ancora troppi quelli in cui si registra un generale abbandono di una buona abitudine. È proprio questo l’aspetto su cui occorrerebbe lavorare in maniera più sistematica e che, alla luce dei risultati emersi, diventa un obiettivo da perseguire.

AScuolaDiDono2.jpg

 

L’articolo completo sul nuovo numero di NOI IN FIDAS

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...