Much Ado About Nothing

Il caro vecchio William Shakespeare aveva proprio ragione: Much Ado About Nothing, ovvero Molto rumore per nulla. Ma in questo caso la finta morte non riguarda la protagonista, come nella tragicommedia in questione, ma il volontariato del dono.

Nel pomeriggio di ieri, infatti, ha cominciato a girare un comunicato del Ministero della Salute dal titolo “Donazione di sangue: retribuzione anche per i donatori non idonei” che annunciava la firma, da parte del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di un “decreto interministeriale per garantire la retribuzione e la contribuzione figurativa anche a quei donatori di sangue e di emocomponenti ai quali il medico del servizio trasfusionale abbia certificato la non idoneità alla donazione”.IMG_1255

Come? Ma il donatore di sangue non fa un’azione volontaria? Apriti o cielo! Nel giro di poche ore la notizia ha suscitato un’orda di commenti di chi imbracciava la bandiera della gratuità, di chi invitava i donatori ad andare a….donare il sangue il sabato e la domenica per non assentarsi dal lavoro, di chi prefigurava uno scenario di assenze studiate per recarsi a donare sangue pur sapendo di non averne la possibilità.

Ma come Ero (la protagonista dell’opera di Shakespeare) non era morta, così non lo è stato neppure il volontariato del dono. Forse sarebbe bastato contestualizzare la questione sul comunicato stampa. Forse sarebbe bastato che le agenzie giornalistiche e le testate non lo riportassero con un titolo modificato, come nel caso del Corriere della Sera.it che ha pubblicato la notizia scrivendo “Donazione di sangue: retribuzione anche per i donatori non idonei”.

Perché a casa mia la parola “retribuzione” significa “pagamento” o, per dirla con Sabatini-Coletti, “compenso, per lo più in denaro, corrisposto a un lavoratore dipendente, proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Sinonimo di stipendio, salario, paga”. Quindi l’italiano medio di fronte a suddetto titolo è autorizzato a credere che il donatore di sangue venga pagato.

In realtà non è così. La donazione di sangue continua ad essere volontaria, gratuita e non remunerata. La retribuzione cui si fa riferimento nel comunicato stampa del Ministero della Salute non è da intendersi, infatti, come remunerazione a favore del cittadino donatore, ma come retribuzione della giornata lavorativa a carico del sistema previdenziale. La Legge 219 del 2005, che tra l’altro proprio qualche settimana fa è stata ricordata in occasione del decennale della promulgazione, forniva le indicazioni in merito. Va bene, vai a donare, per quel giorno riposati dal lavoro, ma facciamo in modo che il datore di lavoro, l’azienda, la società che ti paga non debba sostenere dal punto di vista economico il peso delle tue scelte, anche se fatte per il bene comune e per garantire l’autosufficienza.

La legge ha quindi creato uno strumento per non gravare sul datore di lavoro in caso di assenza del lavoratore per la donazione di sangue, oltre che per favorire la donazione di sangue e emocomponenti.

In realtà, lo abbiamo rimarcato da poco, si è fatto un ricorso limitato a questo strumento. In Italia, infatti, ci sono oltre 1 milione e 700mila donatori, ma bel l’80% di loro non utilizza la giornata di permesso retribuito, come dichiarato dall’INPS in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue celebrata il 14 giugno u.s.

Allora questa retribuzione firmata dal Ministro che cos’è? Come hanno sottolineato anche il Direttore del Centro Nazionale Sangue e tutti i presidenti delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue, ieri è stato sancito l’atto finale del percorso iniziato nel 2005. La legge in questione infatti recita: “In caso di inidoneità alla donazione è garantita la retribuzione dei donatori lavoratori dipendenti, limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure. A tal fine è autorizzata, a titolo di contributo a carico del bilancio dello Stato, la spesa massima di euro 406.000 annui a decorrere dall’anno 2005. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentita la Consulta, sono disciplinate le modalità di erogazione del contributo”. E ieri, il Ministro Lorenzin non ha fatto altro che firmare quanto previsto da una legge di 10 anni fa, in modo che anche quei cittadini che, in seguito alla selezione effettuata dal medico del Servizio Trasfusionale, risultino non idonei alla donazione, abbiano il riconoscimento della retribuzione e della contribuzione figurativa. Ossia, vai a donare, ma se non sei idoneo (magari perché hai la pressione bassa o semplicemente non ti sei ricordato di aver soggiornato a Katmandu) torni al lavoro senza perdere l’ora di tempo necessaria per andare e tornare dal Servizio Trasfusionale.

Non era difficile! Per fortuna, alla fine, come per Shakespeare, tutto è bene quel che finisce bene!

Cristiano Lena, Responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

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