Se il buongiorno si vede dal mattino…

Se il buongiorno si vede dal mattino, il mio è stato alquanto agrodolce. Ogni mattina monitoro giornali e agenzie di stampa e quest’oggi sono incappato nell’editoriale scritto da Francesco Storace sul Giornale d’Italia: “Sangue falso” ha subito attirato la mia attenzione. E se soffermandomi sul titolo ho pensato a qualche caso di malasanità, ad una trasfusione sbagliata, al cosiddetto errore AB0. In realtà l’articolo commentava la donazione di sangue fatta ieri dal sindaco di Roma Ignazio Marino. All’inizio ho pensato ad una bufala, non sembrava credibile, ma non c’è voluto molto per verificarne la veridicità, anche perché nel giro di poche ore numerose testate hanno ripreso la notizia.

Il primo cittadino di Roma ieri si è recato presso il Servizio Trasfusionale dell’ospedale Sant’Andrea per la sua donazione di sangue. E fin qui tutto bene. A Roma si parla di “effetto cacasìa” (sono disposto poi a spiegare l’etimo di questa particolare espressione locale), ossia cavalcare l’onda funziona sempre e così come aveva fatto qualche altro esponente politico, anche il primo cittadino della capitale è andato a donare il sangue. Un bel gesto, che da queste pagine incentiviamo continuamente, tuttavia c’è un ma.

MarinoDonaIlSangue

Perché in breve, per chi stamattina non ha letto la notizia, Ignazio Marino ha donato il sangue. Ed è questa la notizia: come da prassi ha fatto un colloquio con un medico selezionatore che, dopo aver letto il questionario previsto e misurato i necessari parametri, lo ha ritenuto idoneo. Ed ora c’è da divertirsi. Perché, come indica il Ministero della Salute chi soggiorna negli Stati Uniti è temporaneamente sospeso per 28 giorni dalla donazione di sangue ed emocomponenti come previsto dai Decreti del 3 marzo 2005 e come sappiamo tutti il sindaco nel mese di agosto ha trascorso le sue vacanze oltre oceano… E allora? A questo punto non è sembrato vero poter attaccare il sindaco della Capitale, oltre al nosocomio romano, al presidente della Regione Lazio, al Ministero della Salute…ci mancava il parcheggiatore e il benzinaio dal quale aveva fatto rifornimento.

Marino, donatore di sangue abituale, questa ha voluto fare un gesto evidente, davanti a giornalisti e telecamere, per dare un messaggio chiaro: nel Lazio manca il sangue, io lo dono, fatelo anche voi. Lo ha fatto, a pochi giorni dal rientro dalle sue già discusse vacanze e sottoponendosi al test NAT che serve per accertare l’assenza di West Nile Virus (che nel Lazio non si esegue di prassi sulle donazioni, mentre è standard in quelle provincie italiane indicate dal Centro Nazionale Sangue ove è accertata epidiologicamente la presenza del virus). Quindi il sangue del sindaco di Roma non è falso. È sangue sicuro, controllato e validato come da protocollo in essere. Sicuramente è stato adottato un percorso preferenziale (su volontà di chi?), violando un principio di equità, e questo ha suscitato ulteriori polemiche. Polemiche e strumentalizzazioni che avranno certamente un effetto negativo soprattutto su quanti già scettici di fronte alla donazione.

Come cittadino italiano e romano, a questo punto posso prendere in considerazione due possibilità: o il Sindaco andato a donare il sangue perché convinto dell’alto valore del gesto o lo ha fatto per aumentare il proprio punteggio nell’opinione pubblica di romani e non. Nel primo caso rimando ad un passo del Vangelo che recita “non sappia la destra ciò che ha fatto la sinistra”: forse nel suo caso avrei evitato di farmi fotografare come consigliavo al collega cispadano, ma non è certamente questo il fulcro del problema. Nel secondo caso l’azione si è rivelata un vero e proprio boomerang, perché la volontà di donare non dà il diritto di farlo, ossia il fatto di essere sindaco di Roma non ti esula dall’essere sottoposto al criterio di valutazione e trovare un percorso preferenziale non è stata una mossa elegante.

Roma, come le altre strutture della Regione Lazio, soffre per una carenza endemica di sangue ed emocomponenti. Le cause sono molteplici: forse noi romani siamo ancora poco sensibili alla donazione, forse le associazioni non sono riuscite a perseguire i propri obiettivi in maniera efficace, forse la mobilità sanitaria che porta molti pazienti del sud ad usufruire dei nosocomi romani non è sufficientemente compensata dalla capacità donazionale della città, forse le istituzioni locali non hanno garantito una strutturazione logistica adatta a supportare le Associazioni dei donatori di sangue, o forse tutti questi elementi insieme. Forse se il sindaco avesse impegnato parte del suo tempo ad incontrare le Associazioni dei donatori che quotidianamente cercano a Roma di affrontare le criticità, il risultato avrebbe potuto essere diverso.

Voglio dare un’ultima chance a Marino. Un uomo che ricopre un incarico come il suo ha sicuramente alle spalle un ufficio comunicazione che dovrebbe valutare gli effetti del suo operato. Beh, in questo caso mi permetto di suggerire al sindaco di ripensare alla efficacia
  dei propri collaboratori. E non sarebbe la prima volta.

Cristiano Lena

Donatore di sangue e Responsabile della Comunicazione FIDAS

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