Quel sangue che langue

Diversi anni fa lo slogan “il sangue langue” accompagnava una campagna di comunicazione fatta nel Lazio per invitare al dono del sangue. Personalmente non mi piaceva molto: l’immagine, il colore scelto, lo stesso claim….un prodotto un po’ da oratorio di periferia, ma al di là di questo la Regione Lazio (committente della campagna), consapevole delle difficoltà di approvvigionamento di sangue ed emocomponenti (piastrine, plasma, globuli rossi) era corsa ai ripari per incentivare i cittadini al dono.

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Nel 2012, un articolo pubblicato su Huffington Post recitava “Nel Lazio sangue insufficicente. Per comprarlo si spendono 5 milioni di euro l’anno”. Si dice che la gente rimane a guardare finché non le si mettono le mani nel portafoglio; allora gli abitanti della Regione avrebbero dovuto correre in massa presso Servizi Trasfusionali e Unità di Raccolta rimboccandosi le maniche (anche se in questo caso ne bastava una sola). Ma nemmeno questo ha funzionato.

Dopo tanti anni ci ritroviamo ancora come all’inizio del decennio scorso. L’estate è il momento critico in cui occorre augurarsi che non ci sia bisogno di una trasfusione, in cui un intervento chirurgico rischia di essere rimandato per carenza di sangue, in cui le partorienti sperano che non ci siano complicazioni al momento della nascita. Perché oggi la Regione Lazio ha una carenza di 470 unità di sangue 0positivo, 85 di 0negativo e quasi 200 per gli altri gruppi sanguigni.

Un problema nazionale? Sembrerebbe di sì considerando che oggi le richieste arrivano anche da Sicilia e Toscana e che i giornali odierni riportavano le difficoltà di reperimento anche in una regione cosiddetta “virtuosa” come il Friuli Venezia Giulia. Ma è anche vero che il Lazio negli ultimi tempi ha conquistato una maglia nera.

Non mi piace sparare a zero e restare a guardare. Sono un donatore dell’associazione Ematos-FIDAS e l’altro ieri sono andato al Servizio Trasfusionale dell’Ospedale Fatebenefratelli, tra l’altro il primo giorno di riapertura nella nuova sede, e ho fatto la donazione di piastrine. La procedura è un po’ più lunga, ma il medico selezionatore mi ha detto “Ci servono” e va bene così.

Io ci ho messo il mio braccio, spero che in molti facciano lo stesso.

Cristiano Lena, responsabile Comunicazione FIDAS Nazionale

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