Arriva il sangue artificiale. Mandiamo in pensione i donatori?

La notizia è una di quelle che per noi non può passare in osservata. Nel Regno Unito, dopo anni di sperimentazione animale, entro il 2017 partirà la sperimentazione sull’uomo con la somministrazione di sangue artificiale.

Si tratta di un progetto che vede la collaborazione tra le università di Bristol, Oxford e Cambridge: attraverso l’impiego di cellule staminali prelevate da persone adulte e sangue proveniente dal cordone ombelicale si procede alla coltivazione dei globuli rossi.

Un test clinico che partirà tra due anni, ma che richiederà altrettanto tempo per poter rispondere in modo significativo alle richieste di sangue ed emocomponenti del Regno Unito. Oltre la Manica, infatti, si sono accorti che il sangue scarseggia, che i donatori sono sempre di meno e che si rischia di non poter soddisfare le richieste presenti.

Da diversi anni, in particolare d’estate, si parla di questa possibilità. E se la scienza e la ricerca possono rispondere a questo bisogno, ben venga il sangue artificiale.

D’altronde nel corso dei secoli, ed in particolare durante gli ultimi decenni, i discepoli di Esculapio ci hanno abituato a innovazioni e cambiamenti importanti, magari dapprima accolti con scetticismo, ma poi divenuti fondamentali per l’esistenza dell’uomo.

Qualche donatore di sangue storce il naso. Vuol dire che non avranno più bisogno di noi? Forse, anche se la strada per la realizzazione del progetto inglese è ancora parecchio lunga. Le Associazioni di donatori di sangue in Italia sono nate per rispondere ad un’esigenza della società civile, così è successo per l’Avis nel 1927 e per tante altre Associazioni che nel 1959 hanno costituito la FIDAS.

E in questi decenni il percorso è stato davvero lungo e non privo di ostacoli, ma ha permesso di avere nel nostro paese un sistema trasfusionale eccellente che si distingue a livello internazionale.

Ma se un domani, più o meno vicino, il gesto anonimo, gratuito e volontario dei donatori non servisse più? Non ho dubbi che ci sarebbero altre sfide da affrontare ed altri bisogni da soddisfare.

Cristiano Lena, Responsabile Comunicazione FIDAS

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