Non si può strumentalizzare il dono del sangue

“La donazione del sangue non è l’occasione per avere una giornata libera dal lavoro o un gesto di furbizia. E non si può rischiare che quanto è avvenuto venga strumentalizzato. Non se lo meritano i donatori nel nostro Paese, un milione e settecentomila, né i destinatari delle quasi 9mila trasfusioni giornaliere, malati per il quali il sangue è una terapia salvavita, pazienti sottoposti a trapianti, persone coinvolte in incidenti stradali, solo per fare qualche esempio”.L’appello di Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di sangue), arriva all’indomani dell’ennesimo caso legato ai donatori di sangue.Non si è mai parlato tanto di donazione del sangue come nelle ultime settimane, ma con interessi trasversali. La questione dell’assenteismo dei dipendenti dei Comuni di Roma e di Bari, alcuni dei quali hanno goduto della giornata di riposo dal lavoro in quanto avevano donato il sangue il 30 e il 31 dicembre, ha destato attenzione, portando tuttavia a facili generalizzazioni.“Al di là di quanto può ricadere sulla responsabilità di ciascuno – continua il presidente FIDAS. – mi piace sottolineare che i donatori in Italia, con il loro gesto volontario, gratuito e responsabile, assicurano oltre quattro milioni di eventi trasfusionali ogni anno, contribuendo al raggiungimento dell’autosufficienza nazionale di sangue e emocomponenti. Certamente ognuno ha il proprio compito e alle associazioni spetta anche educare i donatori a comunicare preventivamente al datore di lavoro la volontà di donare, soprattutto in certi periodi dell’anno in modo da permettere l’organizzazione dell’attività lavorativa”.E non è tutto. “Purtroppo per i malati le feste e le vacanze non esistono – sottolinea Ozino Caligaris ­ e il bisogno di sangue è reale ogni giorno, compresi Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto”.Per questo la FIDAS vuole sollecitare i media a dare giusto spazio e supporto alla promozione e valorizzazione del dono del sangue. Nonostante l’Italia abbia già da tempo raggiunto l’autosufficienza, tuttavia, in alcuni periodi dell’anno, e in alcune Regioni in particolare, ci si trova in una situazione di carenza anche per la responsabilità delle istituzioni per la mancanza sia di programmazione sia di coinvolgimento degli altri attori del sistema trasfusionale quali Servizi Trasfusionali e Associazioni. In questi giorni, ad esempio, nel Lazio si registra la carenza di oltre 500 unità di sangue che mettono a rischio le normali attività sanitarie, oltre che la disponibilità per qualunque urgenza o emergenza.

www.fidas.it

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