Il vino fa buon sangue? Il punto di vista del donatore di sangue

Il detto popolare “Il vino fa buon sangue” è una frase ricorrente nei momenti di convivialità tra donatori, quasi a giustificarne il consumo. Ad essa va associata un’altra famosa frase latina: “in medio stat virtus”. A dosi moderate, infatti, il vino apporta nutrienti utili all’organismo, tra cui il ferro, minerale prezioso per la sintesi dell’emoglobina: un bicchiere di vino rosso al giorno può aiutare a rigenerare i globuli rossi persi con la donazione. È invece sconsigliato assumere bevande alcoliche subito dopo la donazione, nell’illusione che ciò acceleri il recupero delle forze. L’alcool rallenta la digestione e riduce i meccanismi fisiologici di compenso dell’ipovolemia, determinando svenimenti e malesseri. Anche il consumo eccessivo di vino è dannoso, sia per le conseguenze negative a carico del fegato, sia perché l’abuso di alcool riduce in maniera significativa l’assorbimento dei nutrienti necessari per la sintesi dei globuli rossi (ferro, vitamina B12, folati) e in definitiva impedisce la donazione periodica del sangue.
I 5 consigli per un consumo corretto di vino
1.   Moderare il consumo, anche in occasioni di feste o convivialità
         Ricorda che in medio stat virtus…
2.   Preferire l’assunzione di vino ai pasti o comunque a stomaco pieno
        Assunto durante i pasti e in quantità moderate, il vino facilita la digestione aumentando la produzione di saliva e di succhi gastrici. Ha inoltre un blando effetto diuretico legato all’inibizione della vasopressina, un ormone che determina il riassorbimento di liquidi e sali minerali a livello renale.
3.   Consultare il proprio medico se si assumono farmaci o si è affetti da patologie croniche
      Le proprietà nutrizionali del vino sono complesse e, per alcuni aspetti, ancora controverse. Negli individui in buona salute e che non assumono farmaci, un consumo moderato di vino ha effetti benefici sull’apparato cardiovascolare, riducendo i fenomeni aterosclerotici e l’insorgenza di cardiopatie. Inoltre il vino aumenta la quota di lipoproteine HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) e riduce l’aggregazione piastrinica, fenomeno alla base della formazione di trombi arteriosi (ischemia cardiaca, ictus cerebrale).
4.   Astenersi completamente dal consumo di alcool se si guida o si affrontano lavori pesanti
        Un consumo eccessivo deprime le funzioni cerebrali, riduce l’attenzione e le capacità di reazione fino a compromettere lo stato di coscienza.
5.   Considerare l’apporto calorico del vino se si segue una specifica dieta
Il potere calorico del vino è elevato. L’etanolo è infatti tra gli elementi che apportano il maggior numero di calorie (circa 7 per grammo, quasi il doppio rispetto ai carboidrati e alle proteine e poco meno rispetto ai grassi). Un grado alcolico corrisponde a circa 8 grammi di alcool: per stimare il potere calorico di un litro di vino si deve quindi moltiplicare il grado alcolico per 56. Le calorie fornite dall’alcool non vengono efficientemente utilizzate dall’organismo (cioè non vengono bruciate nel lavoro muscolare), ma il metabolismo basale le sfrutta a scapito di quelle contenute negli zuccheri e nei grassi: questo risparmio energetico spiega perché il vino, bevuto in gran quantità, faccia ingrassare.
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